Identikit di Angelo Scola: il grande favorito al soglio pontificio

12 marzo 2013 ore 10:55, intelligo
Identikit di Angelo Scola: il grande favorito al soglio pontificio
di Americo Mascarucci Ben tre pontefici (Pio X, Giovanni XIII e Giovanni Paolo I) sono entrati in conclave da patriarchi di Venezia, mentre altri due da titolari della cattedra di Sant'Ambrogio (Pio XI e Paolo VI). Il cardinale Angelo Scola, grande favorito al trono di Pietro, ha avuto il privilegio di ricoprire entrambe le cariche, sia quella di patriarca di Venezia che di arcivescovo di  Milano. Ma chi è il papabile più accreditato? Classe 1941, Scola è dottore in filosofia e teologia. E' stato anche vescovo di Grosseto, membro della Congregazione per il Clero, rettore della Pontificia Università Lateranense e preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia. Nel 2002 è stato nominato da Wojtyla patriarca di Venezia e l'anno successivo ha ricevuto la porpora cardinalizia. Ma è stato soprattutto con Benedetto XVI che Scola ha saldato uno stretto legame di profonda fiducia, al punto da essere considerato oggi uno dei papabili più ratzingeriani. E’ stato proprio il Papa Emerito a volerlo successore di Sant’Ambrogio, rompendo la tradizione degli arcivescovi progressisti filo ulivisti (leggi Martini e Tettamanzi).  La sua nomina è stata accolta tiepidamente dal clero ambrosiano che non ha mai legato con il mondo di Comunione e Liberazione, considerato troppo contiguo alla Dc di Andreotti e Sbardella prima ed al berlusconismo in seguito. Scola infatti è stato allievo di Don Giussani e dopo la morte del fondatore ha assunto il ruolo di guida spirituale e morale del movimento. Non è da escludere che sulla nomina di Scola abbia influito anche l’elezione a sindaco di Milano del laicissimo Giuliano Pisapia, con il quale in questi mesi l’Arcivescovo ha intrattenuto rapporti di buon vicinato, ma senza rinunciare a far sentire la sua voce critica sulle politiche della giunta di centrosinistra in materia di diritti civili e coppie di fatto. Anche per Scola, così come per Ratzinger, il secolarismo è il principale nemico da combattere per impedire che la società contemporanea poggi sempre di più le basi su un individualismo egoistico e privo di valori di riferimento. L’appartenenza a Comunione e Liberazione, secondo gli osservatori più attenti, potrebbe essere il principale ostacolo alla sua elezione. Quando Scola dichiarò che era necessario separare la morale dai moralisti, in molti nacque il legittimo sospetto che certe posizioni fossero propedeutiche ad “assolvere” Berlusconi sugli scandali del Rubygate e gli esponenti di Cl finiti al centro delle indagini giudiziarie che hanno poi travolto l’ex governatore ciellino Roberto Formigoni. Ma anche a destra la possibile elezione di Scola è vista con sospetto. Magdi Allam per esempio, ma anche certi settori tradizionalisti del mondo cattolico, non hanno mai gradito la politica dialogante di Scola nei confronti del mondo islamico. L’arcivescovo ambrosiano infatti è fautore del “meticciato culturale” e ritiene possibile, non solo l’incontro, ma addirittura la contaminazione fra cristianesimo ed islam. Da patriarca di Venezia ha addirittura dato vita ad una fondazione chiamata Oasis volta proprio a promuovere e a favorire l’incontro e la mescolanza fra culture diverse. In Scola sembrano dunque convivere evidenti contraddizioni. Quelle stesse contraddizioni che del resto non sono mancate neanche in Benedetto XVI senza intaccarne l’assoluta grandezza di teologo e di pastore.  
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]