Gli scandali bancari, da Tanlongo al Monte Paschi

12 marzo 2013 ore 12:20, intelligo
Gli scandali bancari, da Tanlongo al Monte Paschi
di Americo Mascarucci Molti probabilmente neanche lo avranno sentito mai nominare. Bernardo Tanlongo è uno di quei personaggi che hanno fatto la storia ma che la storia stessa ha contribuito a far dimenticare. Sicuramente tutti avranno sentito invece parlare dello scandalo della Banca Romana. Fu il primo grande scandalo nell’Italia del periodo post unitario e creò un terremoto non solo nel mondo bancario, ma soprattutto a livello politico ed istituzionale. Bernardo Tanlongo era il governatore della Banca Romana, il più importante istituto di credito, fra i sei esistenti in quel momento in Italia, autorizzato a stampare moneta circolante. La crisi dell’edilizia che si verificò a partire dal 1887, mise in ginocchio le principali banche italiane che avevano concesso prestiti a lungo termine alle imprese del settore. La Banca Romana, per iniziativa dello stesso Tanlongo, si mise a stampare nuova moneta senza autorizzazione e, cosa ancora più grave, a mettere in circolazione due banconote della stessa serie per raddoppiare la quantità di denaro disponibile. A sollevare lo scandalo fu il senatore radicale Napoleone Colajanni con una dura requisitoria pronunciata nell’aula del Senato. Colajanni rese noti i risultati dell’azione ispettiva condotta su iniziativa del Ministero del Tesoro dal senatore Giuseppe Alvisi e dal funzionario Gustavo Biagini. L’ispezione aveva svelato un disavanzo di nove milioni di lire, ma il governo dell’epoca presieduto da Antonio di Rudinì dopo che Tanlongo con un artifizio contabile lo aveva rapidamente coperto, vietò ad Alvisi di riferire in aula. Tanlongo fu arrestato, ma quando si trovò davanti ai magistrati chiamò in causa i principali esponenti politici dell’epoca, da Francesco Crispi a Giovanni Giolitti, oltre ad una serie interminabile di ministri e senatori. Tutti erano passati da lui e da lui avevano ricevuto prestiti e mazzette. Non è provato, ma pare che Tanlongo durante gli interrogatori abbia anche tirato in ballo il re Umberto I. Alla fine il governatore fu assolto da ogni accusa, non perché estraneo ai fatti, ma per insufficienza di prove. Infatti alcuni fondamentali documenti probatori durante il processo sparirono inspiegabilmente e l’inchiesta si sgonfiò. L’assoluzione di Tanlongo fece cadere tutti i sospetti sui potenti chiamati in causa: tutti colpevoli, nessuno colpevole. Lo scandalo tuttavia accelerò il processo di unificazione di tutte le banche in un unico grande istituto nazionale titolato a stampare moneta circolante. Dalle ceneri della Banca Romana nacque quindi la Banca d’Italia. Quella stessa Banca d’Italia che un secolo dopo sarebbe rimasta invischiata in un altro grande scandalo, quello relativo all’acquisto di Antonveneta, che ha coinvolto l’ex governatore Antonio Fazio. Quest’ultimo è finito nella polvere dopo essere stato persino in corsa per il Quirinale e per Palazzo Chigi. Poi lo scandalo, le umilianti dimissioni, i processi, le condanne. Tanlongo si salvò legando i suoi destini personali a quelli della politica; Fazio li legò ai furbetti del quartierino e la politica che tanto lo aveva corteggiato ha potuto scaricarlo senza tanti complimenti. Oggi c’è lo scandalo del Monte Paschi di Siena e la speculazione sui derivati che ha spinto nei giorni scorsi il governatore di Bankitalia Ignazio Visco a lanciare un appello all’intero sistema bancario: “Basta – ha detto Visco – con le speculazioni, le banche devono tornare a sostenere l’economia, agevolando, e non imbrigliando, l’accesso al credito per le imprese”. Il che tradotto potrebbe significare: “Salviamo le banche dai banchieri”.  
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