Dati Istat, è la volta buona... o no?

12 marzo 2015, intelligo
di Gianfranco Librandi

Dati Istat, è la volta buona... o no?
E’ “la volta buona”! Rimaniamo dell’idea che la politica e la scienza economica siano due cose molto serie, e anche per questo motivo non può essere oggetto di leggerezza e tanto meno propaganda.
Alla luce dei dati ISTAT sulla produzione industriale, ci prendiamo la briga di corredarli della serie storica. Febbraio 2014 +0,4%, marzo 2014 -0,1, aprile 2014 +1,4%, maggio 2014 -1,7%, giugno 2014 +0,3%, luglio 2014 -1,6%, agosto 2014 -0,7%, settembre 2014 -2,7%, ottobre 2014 -3%, novembre 2014 -1,9%, dicembre 2014 +0,1% (qui il nostro presidente del Consiglio gridò “questa è la volta buona”), gennaio2015 -2,2%.


Anche se è inutile (sono sufficienti la premessa e i dati per arrivare alle considerazioni più logiche), aggiungiamo il commento per i pochissimi che non vogliono propri capire. L’ISTAT ci dice che la produzione industriale torna a registrare una contrazione, -2,2% rispetto a gennaio 2014. La volta buona quale sarebbe? Quella di dicembre o quella di gennaio?

Il segno più di dicembre si traduce solo nell’ottusità di chi non riesce a capire che è del tutto inutile produrre se non esiste la domanda. Stimolarla come stanno tentando affannosamente da oltre tre anni, è patetico e la via imboccata è quella della deflazione con cui avremo a che fare ben oltre i 30 mesi del Qe che darà una scossa iniziale per poi incenerire ogni sforzo profuso.


Ci sono 150 miliardi di euro per l’Italia messi a disposizione dalla Bce (?) per ricomperare i titoli di stato dalle banche commerciali in tre semestri. In sostanza se questi soldi fossero stati messi direttamente sull’economia reale allora si che il motore dell’economia e l’inflazione avrebbero rombato, e invece…


Invece i soldi vanno nella pancia delle banche, un po’ per rimborsare lo sforzo profuso ad aver acquistato titoli in nome e per conto dello stato (titoli che non avrebbe comprato nessuno all’epoca) e soprattutto per un aiutino riguardo ai 183 miliardi (al 2014) di crediti inesigibili che gravano pesantemente sul conto economico delle stesse.


Ora, con questa boccata di ossigeno le banche dovrebbero allargare le maglie del credito a famiglie e imprese; alla luce della situazione patrimoniale delle aziende e soprattutto delle famiglie italiane, le banche non possono aprire nessun rubinetto del credito.


 I motivi sono due: il primo è che le politiche di trasformazione del mondo del lavoro creano un mucchio di contratti a termine e part time, il secondo è che le banche hanno ancora una valanga di problemi di bilancio per aiutare l’imprenditoria privata rinunciando al vecchio caro e impertinente “i soldi lo do a chi ne ha”.
Facciamo un esempio per chiarire: 12% sono i disoccupati (40% giovani), questi già sono tagliati fuori dal poter sognare un credito. La maggior parte dei pensionati italiani arriva a percepire una pensione media di 1000 euro, i nuovi occupati ci arrivano a stento; se con queste premesse ci si avvicina a uno sportello bancario per chiedere un mutuo di 150 mila euro ventennale se va bene, il funzionario manco fa accomodare il tapino.


E’ piuttosto chiaro che trovare una soluzione per rilanciare l’economia reale è lontanissimo da venire, molto lontano. Dunque la Finanza chi sta aiutando scientemente? Se non si alzano i salari e si abbatte la disoccupazione seriamente (non con minijob o pagliacciate del genere) come si può pensare di avviare la ripresa dei consumi?


Il problema principale sono le sofferenze bancarie, e non potendo tracciare una linea di partenza diversa, i governi stanno cercando di risolvere il problema alle banche commerciali sperando che poi queste si mettano una mano sulla coscienza e prendano le redini della ripresa. Tuttavia questo è lontano da venire, e ci sono milioni d’italiani in attesa nelle sabbie mobili della deflazione che sta erodendo il potere d’acquisto del poco reddito procapite residuo. E’ una fortuna che sia “la volta buona”, pensa che disastro se non lo fosse stata!

autore / intelligo
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