L'editoriale del Direttore. Centro-Destra: torna Silvio e Salvini ritorna in Padania?

12 marzo 2015, Fabio Torriero
L'editoriale del Direttore. Centro-Destra: torna Silvio e Salvini ritorna in Padania?
Tralasciando i toni ovviamente entusiastici o vendicativi di “Libero” e de “Il Giornale”, la titolazione del “Corriere della sera” è stata estremamente significativa, anche se apparentemente leggera: “Berlusconi ancora assolto”. E su quell’“ancora” che dobbiamo riflettere. Non vuol dire, come sembrerebbe, “ancora assolto, siamo al limite dell’impunità” (titolo più in linea con l’ideologia editoriale del “Fatto quotidiano”, del “Manifesto” o de “La Repubblica”), ma vuol dire ben altro. Il sottotitolo in codice che noi intuiamo, è “ancora Silvio”, “Silvio ancora in politica”. 


Ebbene sì, la conferma della Cassazione sul caso Ruby, pur se arrivata dopo 9 ore di camera di consiglio, lascia prefigurare l’ennesima rinascita, l’ennesima resurrezione del Cavaliere, smontato a forza dal cavallo di Palazzo Chigi sotto il peso della scure giudiziaria e della Ue (lo spread).


Il tema in ballo, infatti, non è il proscioglimento dalle accuse di prostituzione minorile e concussione (reato trasformato), ma la futura leadership dello schieramento dei moderati di centro-destra alle prossime elezioni politiche, qualora questo Parlamento cadesse, implodesse. Su tale argomento già le redazioni e gli osservatori stanno iniziando a confrontarsi.
Gianfranco Rotondi, premier post-dc del governo ombra e amico storico di Berlusconi, si è lanciato, addirittura, in una previsione che sa di profezia: “Se verrà definitivamente varato l’Italicum, al ballottaggio, secondo le nuove regole, andranno non Renzi e Salvini, ma Renzi e Berlusconi”.  


Se da una parte, i fan azzurri, gongolano, facendo leva sul  richiamo degli affetti, i leghisti, freschi orfani di Tosi, hanno di che preoccuparsi.


Un eventuale ritorno di Silvio, sia come leader, sia come regista attivo, sia come federatore o candidato-premier (se la legge Severino sarà corretta), sposta oggettivamente il baricentro dello schieramento, a guida ex Pdl, verso il centro. Così come da modello bipolare che Silvio, dal 1994, è riuscito a costruire e consolidare (centro-destra contro centro-sinistra), dopo decenni e decenni (la prima Repubblica) di bipolarismo incompiuto, di anatra zoppa (centro-centro-sinistra contro sinistra). Uno spostamento di baricentro che renderà meno agevole la campagna acquisti moderata che da mesi Renzi, col suo Partito della nazione, partito unico (liberale, cattolico, riformatore, post-comunista), partito arcipelago all’americana, ha avviato, restringendo il campo d’azione del centro-destra, ancora abitato da reduci e delusi proprio del Pdl. Una zona di campo dove la moviola la fa da padrona: dal Msi ad An, da An e da Fi al Pdl, dal Pdl di nuovo ad An e a Fi (si pensi all’operazione di retroguardia elettorale fatta da Fratelli d’Italia, assorbendo numericamente ciò che resta, di ciò che resta del vecchio partito di Fini, e all’operazione nostalgia ideale ordita dagli azzurri su ordine del Capo)

Un terreno di gioco, dove per ora, sta imperversando Salvini, con la sua lanciatissima Lega, modello italiano della Le Pen, partito neo-nazionale e anti-euro, tutto impegnato a cooptare pure i voti grillini in libera uscita, oltre ai destristi doc e alle proteste varie. Spingendo la destra su un versante populista, capace di fare il pieno alle urne, ma difficilmente trasformabile in una destra di governo. A meno che, la polarizzazione dei temi (dalla legalità all’immigrazione), in presenza di fatti eclatanti e traumatici (il peggiorare della crisi economica, attentati terroristici, l’aumento esponenziale della criminalità), non possa costituire di per sé, maggioranze emotive nel Paese.


Ma a questo punto, è lecito farsi e fare due domande: Silvio, ormai anziano, sarà ancora in grado, rispolverando il vecchio schema movimentista del 1994 (il partito leggero), l’identità liberista-populista, anti-giudici, anti-burocrazia, anti-statalismo, anti-tasse, di rappresentare le varie anime del centro-destra? Di incarnare la piazza liberale, cattolica, moderata, le partite Iva, i disoccupati, gli studenti, i lavoratori? La “pascalizzazione” dell’ultima fase (il partito delle nonne, i gay, i cagnolini,  il pannelllismo) inciderà positivamente o negativamente sul nuovo corso? E poi: il berlusconismo, sia culturale, sia politico, è  ancora nelle mani di Berlusconi ò è stato ereditato, nella forma e nella sostanza, da Renzi, suo interprete più attivo, più efficace, un po’ Tony Blair, un po’ Vanna Marchi, più giovane e più cattivo (si è visto come si è mosso in occasione dell’elezione di Mattarella al Quirinale, giocando con tre maggioranze alternative); premier che ha portato il berlusconismo a sinistra e il Pd a destra?
Vedremo, anche se le risposte sembrano scontate.

(da italianioggi.com)

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