L'aria è inquinata nelle case di riposo. 5 agenti inquinanti

12 marzo 2015, intelligo
L'aria è inquinata nelle case di riposo. 5 agenti inquinanti
Lo studio dell'European Respiratory Journal pubblicato online racconta una triste realtà per gli anziani che popolano le case di riposo. 


Oltre alla salute, agli anziani mancherebbe anche l'aria buona. Nel dettaglio si parla degli ambienti interni delle residenze sanitarie assistenziali che "inquinerebbero" così la salute respiratoria degli ospiti più anziani. I ricercatori del progetto ‘Gerie’ finanziato dall’Unione Europea, hanno trovato cinque agenti inquinanti interni. 


Rappresenta tossicità indoor quanto proviene dagli impianti di riscaldamento e condizionamento, materiali edili, arredi, disinfettanti e prodotti per la pulizia – PM10, PM0.1, formaldeide, NO2 e O3 –.


E questo vale in 50 residenze di sette Paesi (Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Italia, Polonia e Svezia) quindi, facendo due conti approssimativi, lo studio parla di 600 ospiti di età superiore ai 65 anni e media di 82 anni, di cui il 74% donne, coinvolti. 


“Sul totale europeo, e considerando che il 40% del campione è composto da fumatori e che il 19% subisce fumo passivo, abbiamo rilevato le seguenti prevalenze: 7% asma, 29% tosse, 24% espettorato, 14% respiro sibilante, 46% respiro affannoso”: ha dichiarato Giovanni Viegi, direttore dell’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibim-Cnr) di Palermo. 


E quali malattie presentano gli ospiti di queste strutture? 


In Italia il 9% ha l'asma, il 30% la tosse, quasi il 40% espettorato, il 22% respiro sibilante. 


Se da un lato c'è l’innalzamento dell’aspettativa di vita, dall'altro questa vita diventa complicata in strutture del genere e i corpi degli anziani non resistono ai danni che possono essere provocati dall’inquinamento atmosferico indoor. 


“I nostri risultati hanno indicato un effetto indipendente di diversi agenti inquinanti sulla salute respiratoria degli anziani”, prosegue Viegi, past president della European Respiratory Society (Ers). E ancora: “Si tratta di un problema preoccupante, le residenze dovrebbero impegnarsi di più per limitare le fonti d’inquinamento, migliorare la ventilazione e monitorare la salute respiratoria degli ospiti”.


Ora che l'analisi "dei mali" è quasi completa, manca solo un'ulteriore visita a più strutture possibili, e poi sarà il momento di valutare i metodi di prevenzione più efficaci.


Non dimenticandosi che l'Italia non è la sola a dover affrontare questo problema e che arieggiare le stanze nella corretta maniera è fondamentale: “Sul totale europeo, le associazioni risultano maggiori nell’81% di ambienti dichiarati dagli stessi responsabili come poco ventilati e per gli ospiti di età superiore agli 80 anni ma, è importante evidenziare, anche con concentrazioni di inquinanti entro i limiti delle linee guida internazionali. Il rischio aumentato negli ospizi europei è del 73% di contrarre tosse a causa di polveri inalabili, del 53% di tosse per ossido di azoto, del 249% di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) a causa di formaldeide e del 182% di respiro sibilante a causa delle polveri ultrafini. In caso di elevato livello di CO2, la concentrazione media è di 572 parti per milione, il maggior rischio di contrarre la Bpco è del 194%, respiro affannoso del 68%, respiro sibilante del 93%, tosse del 101%”.

(ma.mo)
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]