La password della settimana: il concetto del limite

12 marzo 2016 ore 8:00, Paolo Pivetti
“Hanno oltrepassato un limite, un confine che non si dovrebbe oltrepassare” dice lo psicoterapeuta Claudio Risé sul terribile omicidio Varani a Roma. Probabilmente si renderà conto di aver fatto una dichiarazione coraggiosa, di aver espresso un pensiero, di aver formulato un concetto oggi tabù: il concetto di limite.
Ma quale limite si può mai immaginare oggi, nella società dove ogni limite viene abolito, nella cultura dove tutto può esser contrabbandato come possibile sotto la copertura del diritto?
Se pensiamo per esempio alla vita naturale, siamo giunti a considerare il sesso come un’opzione personale, un gender che ciascuno ha il diritto di scegliersi non in base a una naturale appartenenza biologica, ma in base a una’opzione culturale e caratteriale tra l’essere maschio, l’essere femmina o l’essere pendolare tra i due: appunto transgender.

La parola limite ci proviene dal latino limes che significa chiaramente e limpidamente linea di confine, ma anche termine, mèta ed è strettamente imparentato con limen che vuol dire soglia, limitare, ancora una volta confine. Lo stesso aggettivo sublime porta, nell’originale latino da cui deriva sublimis, l’idea di una realtà, per esempio un livello di bellezza, così alta, da essere appena sotto (sub) al livello massimo possibile. In tutto questo c’è, saldamente ereditato e testimoniato in tutta la nostra cultra, il ferreo concetto di limite al quale come uomini siamo sottoposti.

Questa saggezza, già presente nella cultura classica, trova un suo compimento nella dottrina ebraica a cristiana del Primo Libro della Genesi: Dio pone all’uomo appena creato un limite, cioè una proibizione: non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male “perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”. Solo il riconoscere un proprio limite avrebbe garantito all’uomo l’immortalità già su questa terra. Misterioso disegno di Dio.

Conosciamo bene l’esito della storia, e sappiamo come su di esso si sia innestata la dinamica mortale del peccato. Ma per tutta la vicenda che ne è scaturita, pur nel tormento dell’eterna lotta contro il male, l’uomo si è sempre portato dietro e ha coltivato nella propria coscienza l’idea di un limite invalicabile.
Ecco: quelli che la Bibbia chiama gli stolti sembra che stiano lavorando, oggi, per abbattere quest’ultima barriera. Ma...
“Beato l’uomo che (...) non siede in compagnia degli stolti, ma si compiace della legge del Signore ...” dice il Salmo 1.
Un’altra strada è ancora possibile.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]