Abortito sopravvive e la mamma lo dà alla luce: Jack come Gianna Jessen

12 marzo 2016 ore 12:01, Andrea Barcariol
E' una di quelle storie che sembrano uscite da un film. Una mamma che prova ad abortire ma l'intervento riusce male, scopre dopo nove settimane di essere ancora incinta e decide di dare alla luce il bambino. La protagonista è Vicky Harper, mamma di Ross, 2 anni, e Leyla, 5, è una ragazza di 24enne di Caithness, nelle Highlands scozzesi. Era rimasta incinta lo scorso anno dopo aver dimenticato di assumere la pillola anticoncezionale. In difficoltà economiche la donna aveva deciso che l'unica soluzione possibile fosse abortire. «Non è stata una decisione facile – ha spiegato al Mirror - Amo i miei figli più di ogni altra cosa al mondo, ma non avevo la forza per farne un altro». Il suo compagno Keenan McIvor, 19 anni, un falegname, aveva promesso di sostenerla in tutto, per lei la decisione era presa: avrebbe abortito. «Keenan è venuto con me e mi ha tenuto la mano prima che mi addormentassero. Quando tutto è finito stavo male e nei giorni successivi mi sentivo stanca, stordita e avevo la nausea. Ho avuto già due figli e so come ci sente in gravidanza». 

Abortito sopravvive e la mamma lo dà alla luce: Jack come Gianna Jessen
Nove settimane dopo l'aborto, la donna si è sottoposta a un'ecografia per scoprire che il suo bimbo era ancora attaccato alla vita «Lo avevo sempre saputo, ma quando ho visto muoversi sono scoppiata a piangere – ha raccontato Vicky – Mi sentivo persa. I medici mi dicevano che avrei potuto sottopormi a una seconda interruzione di gravidanza, ma essendo alla 16esima settimana i rischi aumentavano. Ero combattuta. Ma alla fine ho deciso di tenere il mio bambino, nonostante i medici mi avessero detto che, in alcuni casi, i bimbi che sopravvivono a un aborto possono nascere con problemi di salute e deformità». Nonostante le preoccupazioni sulle condizioni di salute di Jack, il piccolo è nato sano e forte a febbraio e ora ha due mesi. Una storia incredibile, quasi miracolosa che ricorda molto quella di Gianna Jensen, americana ora 35enne. La sua mamma biologica decide di abortire nel 1977, a soli diciassette anni, la stessa età del padre, quando è ormai entrata nel terzo trimestre di gravidanza, sottoponendosi, consigliata, alla procedura del cosiddetto aborto salino tardivo. Dopo sette mesi e mezzo di gestazione, in una delle maggiori cliniche americane per aborti, Gianna viene partorita viva nonostante la somministrazione 24 ore prima della soluzione salina il cui terribile effetto è quello di procurare ustioni esterne ed interne al feto e di soffocarlo. Quando si dice: la forza della vita.





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