L'olio tunisino stronca quello made in Italy: rischiano il 30% delle aziende

12 marzo 2016 ore 14:37, Andrea Barcariol
Il via libera all’accordo sull'olio tunisino votato dalla plenaria dell’Assemblea di Strasburgo mette seriamente a  rischio migliaia di aziende olivicole italiane. L'appello arriva dalla Coldiretti che sottolinea il problema della concorrenza sleale causato dall'extraquantitativo: una quota aggiuntiva di import dalla Tunisia, a dazio zero, nell'UE di 35.000 tonnellate in più l'anno che vanno ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate. Cifre che hanno fatto della Tunisia nel 2015 il terzo esportatore dopo la Spagna e la Grecia con il totale degli arrivi che è stato pari a 538 milioni di litri. Parallelamente all'aumento delle importazioni extracomunitarie dalla Tunisia, in Italia nel 2015 sono quadruplicate le frodi nel settore degli oli e dei grassi, con un incremento record del 278% rispetto all'anno precedente. Nel 2015 sono stati effettuati dai Nas sequestri nel settore degli oli e grassi per 29,5 milioni di euro, con 58 persone segnalate all'autorità giudiziaria e 345 segnalate all'autorità amministrativa, a fronte di 2691 controlli. "La ripresa dell'olivicoltura nazionale è legata anche al modo in cui saremo in grado di impedire il moltiplicarsi di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all'estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori italiani e dei consumatori" - sottolinea il Presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo che indica la rotta da seguire: "L'attuazione completa delle norme già varate con la legge salva olio 'Mongiello', la n.9 del 2013, dai controlli per la valutazione organolettica ai regimi di importazione per verificare la qualità merceologica dei prodotti in entrata. In sostanza, provvedimenti come questo non aiutano i produttori tunisini, danneggiano quelli italiani e aumentano il rischio di frodi a danno dei consumatori".

L'olio tunisino stronca quello made in Italy: rischiano il 30% delle aziende
Un allarme condiviso anche da David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio
e dell'Unaprol: "Il Lazio è la quinta regione per produzione di olio con numeri importanti: circa 68.000 aziende per una superficie investita di oltre 80.000 ettari e un quantitativo previsto quest’anno di 8.000 tonnellate di olio, peraltro di grande qualità. Una crescita del 40% rispetto alla stagione 2014-2015, disastrosa sotto il profilo quantitativo, che potrebbe essere completamente vanificata dall’arrivo a dazio zero dalla Tunisia di oltre 90.000 tonnellate di olio". Non solo. "Un’invasione che provocherà, anche a Roma, conseguenze pesantissime sul piano economico e occupazionale mettendo a rischio la sopravvivenza del 30% delle aziende del settore. Inoltre, c’è anche il pericolo concreto che aumentino in maniera considerevole le frodi perché i prodotti importati vengono spesso mescolati con quelli made in Italy".
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