Marmaray: quel tunnel sottomarino...

12 novembre 2013 ore 10:45, intelligo
Marmaray: quel tunnel sottomarino...
di Andrea Marcigliano Un tunnel sottomarino che corre a 62 metri di profondità, 2 linee di ferrovia leggera metropolitana, una per l’alta velocità: questa è Marmaray, la grande opera, inaugurata il 29 Ottobre scorso – Festa della Repubblica – che collega le due sponde di Istanbul, la metropoli del Bosforo, sospesa tra Europa ed Asia. Opera faraonica, si è detto... in realtà realizzazione del sogno di un Sultano del secolo XIX, Abdoul Medjid, portata a termine dal nuovo “Sultano” che, da Ankara, sta guidando l’ascesa economica e politica della nuova Turchia: Recep Tayyip Erdogan. Sotto la sua guida, infatti, il Paese della Mezzaluna ha conosciuto e sta continuando a conoscere una crescita che l’ha portato ad essere considerato, dagli analisti finanziari di Goldman Sachs, una delle realtà più promettenti per i prossimi decenni, quelle rappresentate nell’acronimo – gli analisti adorano gli acronimi – MIKT, ovvero Messico, Indonesia, Corea del Sud e, appunto, Turchia. Sono, però, in molti a ritenere che già oggi la Turchia potrebbe non sfigurare in appendice ad un altro, ben più famoso, acronimo: BRIC, Brasile Russia India Cina, le grandi potenze economiche emerse, cui di recente è stata aggiunta la S del Sud Africa, più in omaggio all’esigenza di rappresentare l’Africa che perché davvero competitiva con le altre. Certo, la Turchia non ha le potenziali ricchezze minerarie del Sud Africa; dispone, però, di un sistema industriale moderno ed avanzato, ha un alto indice demografico (cosa estremamente importante), una classe media imprenditoriale giovane e dinamica e, soprattutto, riveste un ruolo chiave nello scacchiere geo-economico. Infatti per il territorio turco passano, e sempre più sono destinate a passare nei prossimi anni, molte delle pipeline che veicolano il gas naturale ed il petrolio del Caucaso e dell’Asia Centrale verso il Mediterraneo, con terminali nei porti della costa anatolica – sempre più importante quello di Ceyhan –e a lì vanno ad alimentare i sistemi industriali dell’Europa Occidentale. Inoltre sempre la regione anatolica potrebbe, nelle aspirazioni del governo di Ankara, divenire l’approdo di Sud-Ovest della cosiddetta “Ferrovia della Seta”, il ciclopico progetto di una linea ferroviaria veloe che colleghi la Cina all’Europa passando per Asia Centrale e Russia. Un veicolo straordinario per incrementare i commerci futuri nell’immensità eurasiatica. Ed è in questo contesto che va vista la realizzazione Marmaray, portata a termine in appena quattro anni, e progettata a partire dal 2004. Un’opera nella quale un ruolo finanziario fondamentale ha rivestito la Banca del Giappone, con un intervento che si dice assommare a molti miliardi di euro. E non era, dunque, un caso che, alla cerimonia dell’inaugurazione accanto ad Erdogan vi fosse, sorridente, il Premier nipponico Shinzo Abe, segno tangibile del crescente interesse di Tokyo per una partnership con Ankara. Inoltre il tunnel ferroviario del Bosforo – che verrà presto raddoppiato con una nuova galleria autostradale e integrato con la costruzione di un nuovo grande ponte fra le due sponde della Seconda Roma – è destinato a connettere le line ferroviarie anatoliche con il famoso Corridoio 5, quello che, in pratica, da Londra dovrebbe portare a Mosca, passando anche per il Nord Italia, ovviamente No TAV e insipienza dei governi nostri permettendo. Un tunnel sottomarino fra l’antica Asia Minor e la costa di quella che un tempo veniva chiamata Tracia rappresenta, però, non solo, come già detto una colossale opera infrastrutturale, ma anche un simbolo. Il simbolo della volontà della Turchia di non venire tagliata fuori dai processi di integrazione europea, come fino ad oggi avvenuto per miope volontà di Berlino e Parigi; anzi di giocare, da qui in poi, un ruolo a tutto campo sfruttando una posizione geografica che, inevitabilmente ne determina anche la vocazione politica. Vocazione a rappresentare il ponte economico, certo, ma anche politico e culturale fra Europa ed Asia e a rinsaldare i legami tra la regione adriatico-balcanica – di cui anche l’Italia è parte – e quella compresa fra Mar Nero e Caucaso. Un Grande Gioco, simboleggiato, appunto, da Marmaray, che, in certo qual modo, può anche ricordare i tempi remoti in cui l’imperatore persiano Serse osò costruire un giganteso ponte di barche per unire le due sponde del Bosforo.
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