Indagine FMSI sull'idoneità sportiva: il 16% a rischio causa Ecg anomalo

12 novembre 2015 ore 8:37, Andrea Barcariol
Indagine FMSI sull'idoneità sportiva: il 16% a rischio causa Ecg anomalo
Abolita da anni la visita di leva, l’unica forma di indagine sullo stato di salute dei giovani è la visita di idoneità sportiva. Per questo è nato il progetto FMSI, sviluppato dalla Federazione Medico Sportiva Italiana che ha raccolto dati e informazioni su oltre 23mila sportivi in occasione delle visite di idoneità sportiva effettuate in tutto il territorio nazionale. Numeri "di grande valore per i medici specialisti in medicina dello sport e per orientare le politiche sanitarie italiane", spiega il  della FMSI Maurizio Casasco.

Secondo i dati raccolti, il 40% degli atleti che si sottopone per la prima volta a visita di idoneità in un centro di medicina dello sport, "lo fa addirittura 4 anni dopo che inizia ad allenarsi, mettendosi quindi in una potenziale situazione di rischio". Dall’indagine, inolte è emerso durante lo screening, un elettrocardiogramma anomalo nel 16% dei casi, con maggiore prevalenza nelle prime visite, individuando dalle piccole alterazioni fino al rischio di morte cardiaca improvvisa. Più nel dettaglio il 13% di questi tracciati anomali presenta anomalie da tenere monitorate, ma non causa di inidoneità mentre il 10% presenta anomalie gravi. Grazie a questo test, sono stati rilevati molti casi di insufficienza coronarica in adulti praticanti sport impegnativi, ma anche un'estesa riduzione della pressione arteriosa con significativi vantaggi sull’apparato cardiocircolatorio, in coloro che praticano da anni attività sportiva.
Indagine FMSI sull'idoneità sportiva: il 16% a rischio causa Ecg anomalo

Altri dati evidenziati dal report della Fmsi prendono in esame il problemi della vista dei giovani sportivi:
"Abbiamo riscontrato un'inattesa elevata percentuale di giovanissimi, alla prima visita sportiva, con visus naturale ridotto e non diagnosticato - spiegano i medici - e un'altrettanto grande prevalenza di atleti con visus comunque ridotto, e ad ogni età, nonostante l’uso di lenti (10%). Alla prima visita il 12% degli atleti presenta un visus inferiore a 8/10".

Buone notizie invece arrivano sul fronte dell'alimentazione: "L’indagine dimostra come il 72% degli atleti presti grande attenzione alla nutrizione e questo è un dato che conferma come attività fisica e corretta alimentazione debbano essere un sistema integrato nella medicina dello sport. - ha sottolineto Casasco - Un approccio completo rappresenta una valida opportunità per essere competitivi sul campo e per vivere a lungo in salute e con una migliore qualità di vita".

Altro aspetto da chiarire sarebbe quello relativo alla necessità dei certificati medici per effettuare attività sportiva e chi è abilitato a rilasciarli, un argomento dove, purtroppo, regna ancora molta confusione e dove i cambiamenti sono all'ordine del giorno.


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