Ora è Renzi in cattedra: basta Merkel che detta "l'austerità" e l'Est Europa "la morale"

12 novembre 2015 ore 11:21, Americo Mascarucci
Ora è Renzi in cattedra: basta Merkel che detta 'l'austerità' e l'Est Europa 'la morale'
Che Angela Merkel non piaccia a Matteo Renzi e che il Premier italiano non sia granché simpatico alla Cancelliera tedesca non è un mistero e per Renzi questo sotto certi aspetti è pure un punto d’onore. 

Lo ammette apertamente, in un’intervista al sito Internet della Welt, bocciando la politica del rigore e dell’austerità imposta all’Europa dalla cancelliera tedesca.  "Puntare sull'austerità invece che sulla crescita è stato un errore - ha detto Renzi - ma finché la situazione resterà questa rispetterò le regole".
 
Il Premier italiano ha detto di stimare molto la Merkel ma di non condividere la sua politica rigorista portata avanti in tutti questi anni, una politica che non ha affatto aiutato la ripresa economica, anche se l’Italia ha invertito la rotta. “Due anni fa l’Italia era bloccata ed impotente – attacca ancora Renzi – gli italiani non ne potevano più, volevano un cambio di passo. Quel cambio di passo oggi c’è stato, l’Italia è ripartita”.

Tuttavia per Renzi il problema principale dell’Italia, oggi continua ad essere quello dell’immigrazione e da questo orecchio l’Europa a suo giudizio sembrerebbe non sentirci molto. Le critiche del Premier sono rivolte soprattutto nei confronti dei paesi dell’Est europeo. “L'Europa occidentale – spiega - ha pagato un prezzo politico molto alto per l'estensione a est dell'Unione Europea, non va bene adesso che questi paesi ci dettino la morale". 

Anche perché ricorda ancora Renzi “I paesi dell’Est d’Europa dovrebbero esserci grati perché proprio il loro ingresso nell’Unione è costato caro in termini politici e di consenso elettorale a quei partiti che si sono sempre battuti per realizzare il grande sogno dell’Europa unita”. 
Inaccettabile dunque che proprio dai paesi dell’Est giungano, a detta del capo del Governo italiano,  i problemi e le resistenze maggiori per ciò che concerne le politiche sull’accoglienza, e attacchi diretti a chi come l’Italia si spende in prima linea nella solidarietà.
Saranno della stessa idea a Budapest e dintorni? 

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