Catalogna, sì della Consulta a Rajoy e ipotesi esercito a Barcellona

12 novembre 2015 ore 11:50, intelligo
Catalogna, sì della Consulta a Rajoy e ipotesi esercito a Barcellona
Il round se lo aggiudica Mariano Rajoy ma la Catalogna non molla. La Corte Costituzionale ha accolto (all’unanimità) il ricorso presentato dal governo di Madrid contro la mozione del parlamento di Barcellona con la quale da lunedì scorso ha dichiarato l’avvio dell’iter di indipendenza della Catalogna. Il primo effetto è la sospensione automatica dell’effetto dell’iniziativa approvata dal parlamento catalano che potrà durare per altri cinque mesi (è il termine temporale massimo), in attesa del verdetto della Consulta spagnola.Una decisione che sicuramente segna una battuta di arresto per gli indipendentisti e che sul piano politico alimenterà il clima di tensione tra Barcellona e Madrid. E che l’aria sia pesante lo si capisce dal botta e risposta a distanza tra Rajoy e il presidente della Generalità (leader degli indipendentisti) Arturo Mas. 

Se il premier tuona: non lascerò che si rompa l’unità della Spagna; Mas replica con altrettanta veemenza: obbediamo solo a Barcellona. Il passo in avanti nella sfida tra indipendentisti e governo spagnolo, si è capito quando proprio Rajoy ha chiarito che non farà sconti a nessuno e userà la linea della fermezza contro chi soffierà sulle divisioni. Ecco, proprio l’annuncio che il “governo spagnolo agirà con fermezza” se la Catalogna non rispetterà il no di Madrid all’indipendenza, è sembrato come una sorta di minaccia ma anche come il possibile preludio all’ipotesi, non esclusa al momento, dell’invio dell’esercito a Barcellona. Su questo Podemos lancia un allarme anche se non ritiene che alle parole di Rajoy possano seguire i fatti. Ma c’è di più: El Mundo, versione on line del quotidiano spagnolo, ipotizza che il presidente catalano Artur Mas e la presidente del Parlament Carme Forcadell potrebbero rischiare la sospensione per “disobbedienza” se non si atterranno alle decisioni della Corte Costituzionale e analogo provvedimento potrebbe riguardare anche altre 19 alte cariche delle istituzioni catalane, compresi perfino i ministri che siedono nel governo di Barcellona. Ancora: la stampa spagnola si spinge molto avanti, fino a ipotizzare possibili incriminazioni per “sedizione” e “ribellione”, paventando il rischio di condanne fino a 25 anni.

Intanto ieri Artur Mas, leader degli indipendentisti, non ha ottenuto la maggioranza assoluta per diventare presidente del governo catalano. Tutti i partiti, tranne il suo, fanno infatti votato contro nel corso della prima votazione, finita con 62 sì e 73 no. Contrari gli esponenti dell’opposizione popolare e socialista, i comunisti della Cup. Dalla prossima votazione basterà la maggioranza semplice, ma la strada per Mas resta in salita. 

LuBi

autore / intelligo
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