Stretta giudiziaria (e politica) su De Luca. Mastursi? "Uno dei mille che si propongono"

12 novembre 2015 ore 15:14, Americo Mascarucci
Stretta giudiziaria (e politica) su De Luca. Mastursi? 'Uno dei mille che si propongono'
Il Governatore della Campania Vincenzo De Luca sente tremare la terra sotto i piedi, ma come è nel suo stile non si lascia vincere dalla paura. Attacca a 360 gradi lasciando chiaramente intendere che lui, la fine di Ignazio Marino, non è disposto a farla. Non intende farsi da parte né accettare di essere fatto fuori politicamente come è accaduto all’ex inquilino del Campidoglio, abbandonato e affossato dal suo stesso partito. De Luca si difende con tutta la grinta che ha in corpo, ribadendo che nell’inchiesta della Procura di Roma che lo vede indagato con l’accusa di concussione per induzione è parte lesa. Però c’è il suo ex collaboratore di fiducia Nello Mastursi che nelle carte degli inquirenti appare un personaggio tutt’altro che marginale. 

Nel capo d'imputazione del decreto di perquisizione presso gli uffici e le abitazioni degli indagati, i pubblici ministeri di Roma, Corrado Fasanelli e Giorgio Orano, scrivono che "De Luca, tramite Giuseppe Vetrano (ex coordinatore delle liste a sostegno) e Carmelo Mastursi (già capo della segreteria ed assistente del governatore) sarebbe stato minacciato dal magistrato del tribunale civile di Napoli, Anna Scognamiglio, che era giudice relatore nella fase di merito del ricorso avviato dal governatore contro il provvedimento di sospensione in base alla legge Severino". 

Mastursi per altro avrebbe tenuto all’oscuro il Governatore dell’inchiesta in corso: "Quando gli è stato sequestrato il telefono cellulare chiesi conto a Mastursi e lui mi disse che erano fesserie.  Non so se dietro c'è qualcosa di grosso, per quello che mi riguarda non c'è nulla, quelli che collaborano sanno che chi sbaglia è colpevole tre volte". De Luca respinge tutte le accuse. E spiega: "Ai magistrati dirò che non so niente, di niente, di niente. Chiederò se qualcuno ha fatto millantato credito danneggiando l'immagine della Regione; chiunque sia, sarà chiamato a risponderne".

A preoccupare il Governatore però al momento, oltre all’aspetto giudiziario della vicenda, c’è forse di più quello politico perché, dopo quanto accaduto a Roma, appare davvero improbabile che il Pd possa girare la testa dall’altra parte e far finta che in Campania non sia successo nulla. 
Renzi non può permettersi l’accusa di aver utilizzato due pesi e due misure; intransigente al massimo contro Marino, tollerante nei confronti di De Luca ancora di più se si considera che l’ex sindaco di Salerno è stato un suo sostenitore alle primarie del Pd che lo hanno consacrato leader. 

Colpevolista con i nemici e garantista con gli amici? A Renzi è stato già contestato di aver in pratica avvallato la candidatura di De Luca alle passate regionali nonostante la condanna in primo grado da questi ricevuta per abuso d’ufficio e l’incandidabilità prevista dalla legge Severino. Lo scoglio dell’incandidabilità fu superato grazie al pronunciamento del Tar su ricorso del Movimento 5Stelle (i grillini ovviamente sostenevano che la candidatura fosse illegittima) che stabilì come De Luca fosse candidabile a tutti gli effetti in quanto la Legge Severino interveniva sugli amministratori in carica; in caso la sospensione sarebbe dovuta scattare in caso di elezione. 
Poi ad elezione avvenuta Renzi applicò la Severino comunicando a De Luca l’avvenuta sospensione, congelata però dai giudici in attesa del pronunciamento definitivo della costituzionalità della Legge da parte della Consulta. 

A questo punto però come potrà il Pd restare silente di fronte a questa nuova bufera? De Luca è pronto anche ad affrontare le conseguenze politiche della vicenda. "Non ho sentito Renzi, - ha detto - mi pare sia a Malta. Non mi aspetto niente di niente da parte di nessuno. Sono autonomo e pienamente in grado di intendere e volere, mica stiamo gestendo i panettoni a Natale. Io sono la Regione Campania, uno Stato di sei milioni di persone" si difende il Governatore lasciando intendere che non accetterà ordini da nessuno. 

Intanto il Consiglio Superiore della Magistratura è chiamato a decidere sul trasferimento d'ufficio per incompatibilità del giudice del tribunale di Napoli, Anna Scognamiglio, indagata insieme a De Luca e altre sei persone. 
La prima commissione del Csm ha chiesto all'unanimità l'apertura di una pratica a suo carico.
Nelle carte dell’inchiesta è scritto che “la Scognamiglio abusando della sua qualità e dei poteri decisionali nella suddetta controversia giudiziaria (ossia il pronunciamento relativo al congelamento del provvedimento di sospensione di De Luca deciso dal Governo in base alla legge Severino ndr.)  in concorso con il coniuge Guglielmo Manna e con gli intermediari Giorgio Poziello e Gianfranco Brancaccio, minacciando De Luca, per il tramite di Vetrano e Mastursi (di cui ha detto "uno dei mille cittadini che si vanno a proporre per avere incarichi") di una decisione a lui sfavorevole da parte del tribunale con conseguente perdita della carica ricoperta, inducevano il medesimo (De Luca) a promettere a Manna la nomina ad una importante carica dirigenziale nella sanità campana". Ciò nonostante De Luca abbia precisato di non aver mai avuto contatti con il Manna e di non averlo mai incontrato.
 
Per il giudice appare scontato il trasferimento d’ufficio, ma è chiaro come l’inchiesta, indipendentemente dagli sviluppi e dall’effettiva solidità del quadro accusatorio, abbia già sufficientemente "devastato" la Campania, sia i palazzi del potere che quelli della giustizia.. 

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