Per Rouhani il problema in Siria si chiama Assad: "Preparare la strada a libere elezioni"

12 novembre 2015 ore 15:44, Americo Mascarucci
Per Rouhani il problema in Siria si chiama Assad: 'Preparare la strada a libere elezioni'
“Per la Siria non serve una svolta militare ma politica”. Hassan Rouhani, il presidente della Repubblica islamica dell’Iran, è in visita di stato in Italia dove parla dei numerosi temi all’ordine del giorno dell’agenda internazionale. Al primo posto naturalmente c’è la crisi siriana che vede l’Iran sciita impegnato al fianco della Russia per difendere il regime del presidente Bashar Al Assad alleato storico e strategico di Teheran. 

Tuttavia Rouhani spera che la situazione possa risolversi con il contributo di tutti i paesi impegnati nella lotta contro l’Isis perché la sconfitta del terrorismo e la stabilità del Medio Oriente è un obiettivo che alla fine sta a cuore a tutti. 
Anche se Stati Uniti, Russia, Iran, Turchia e Arabia Saudita hanno opinioni diverse, è un segnale che nelle crisi regionali si possono cercare soluzioni insieme” ha auspicato il presidente dell’Iran che poi ha aggiunto:  "quello siriano è un problema assai complesso, non possiamo aspettarci che sia risolto in una sola tornata di negoziati, ma esiste una nuova opportunità. Crediamo che il problema siriano non abbia una soluzione militare, ma ci dovrà essere una soluzione politica. È un piccolo passo che ci offre una speranza". 

Il problema però si chiama Assad ed è proprio la permanenza al potere del dittatore l’elemento di disunione delle forze internazionali impegnate nella guerra all’Isis:
"Per noi in Siria l’importante è la lotta al terrorismo – chiarisce Rouhani - tutti i Paesi stanno combattendo contro l’Isis. Il ritorno della pace e della stabilità dovrebbe essere la priorità numero uno, in modo che i siriani possano ritornare alle proprie case e la Siria sia un Paese sicuro. Le altre questioni sono secondarie. Qualunque decisione sul governo e sul futuro della Siria, spetta al popolo siriano. Altri Paesi e forze non dovrebbero interferire ma preparare la strada a libere elezioni. Chiunque venga eletto noi lo rispetteremo" . 

Insomma in pratica la stessa posizione della Russia: nessuna difesa pregiudiziale di Assad ma la garanzia che i siriani siano lasciati liberi di costruire il proprio futuro senza interferenze straniere (leggi Usa). 
Prima dunque la guerra al terrorismo, poi si potrà discutere anche di una eventuale transizione della Siria verso nuove e diverse forme di governo. 
Una posizione tuttavia non condivisa dagli Stati Uniti, dall’Arabia Saudita e dalla Turchia per i quali il terrorismo sarebbe il prodotto della dittatura di Assad; quindi non vi potrà essere, a detta di americani, sauditi e turchi, una sconfitta dell’Isis fino a quando Assad resterà al potere. 

Nella lotta all’Isis Teheran rivendica un ruolo chiave evidenziando come in Iraq fino ad oggi sia stato possibile arginare e contenere l’avanzata del Califfato proprio grazie all’azione militare iraniana.

Rouhani è espressione del partito moderato iraniano, ossia del volto rassicurante del khomeinismo e fino ad oggi è sembrato mantenere fede agli impegni assunti con gli elettori iraniani che lo hanno eletto alla presidenza; maggiori riforme e un rapporto meno conflittuale con l'Occidente.
Tuttavia l'Iran resta un Paese che gioca un ruolo strategico nello scacchiere medio orientale ed è soprattutto lo stato simbolo dell'Islam sciita. Ecco perchè alla fine il presidente per quanto riformista e pregiudizialmente non ostile all'Occidente non può andare oltre un certo limite, né può concedere troppo ai nemici sauditi o sunniti. E sebbene oggi il pericolo maggiore in Siria si chiami Isis appare chiaro come per Teheran insediare a Damasco un governo anti-Assad equivalga ad un suicidio geo politico. 
E allora avanti con la coalizione internazionale, ma solo fino ad un certo punto.  
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