Def, settimana decisiva. Un paragone con il 2014 e quell'abolizione Imu e Ires per il 2016

12 ottobre 2015, Luca Lippi
Def, settimana decisiva. Un paragone con il 2014 e quell'abolizione Imu e Ires per il 2016
Ci siamo, entro giovedì deve essere presentato in aula il Documento di Economia e Finanza all’interno del quale notiamo tracce di strategia e una lieve tendenza a mettere le mani avanti in vista di elezioni anticipate.

La “non notizia” più macroscopica è in relazione alle pensioni dove si legge che dopo averne parlato a lungo tutto rimane come il Def precedente. Non commentiamo, semplicemente riportiamo letteralmente lo stralcio relativo all’argomento del Def 2014 e quello del Def 2015, il confronto è deduttivo.

Def 2014:  si legge che il Parlamento “impegna il governo a provvedere, per quanto riguarda la riforma del sistema previdenziale, alla soluzione del problema dei cosiddetti esodati e, per il settore della scuola, dei lavoratori cosiddetti quota 96 e in prospettiva a valutare la reintroduzione di meccanismi di flessibilità di uscita rispetto ai nuovi limiti anagrafici, attraverso un sistema di incentivi e disincentivi”.

Def 2015: il Parlamento “impegna il governo a prevedere un intervento di salvaguardia dei lavoratori esodati, utilizzando le risorse già stanziate e non utilizzate, nonché il riconoscimento dell'opzione per il sistema contributivo a tutte le lavoratrici che maturino i requisiti anagrafici e contributivi previsti entro il 31 dicembre 2015, e a promuovere interventi in materia previdenziale volti a introdurre elementi di flessibilità per quanto attiene all'età di accesso al pensionamento, anche attraverso l'introduzione di meccanismi di incentivazione e disincentivazione, che assicurino il riconoscimento di trattamenti pensionistici adeguati e non eccessivamente penalizzanti, in particolare nei casi di disoccupazione involontaria”.

È una questione di soldi, fatto oggettivo, nulla da contestare all’esecutivo, i conti devono quadrare. Tuttavia ci sono delle promesse da mantenere, e le promesse in politica suonano come “premesse” o finalizzate a scopi meno nobili rispetto all’esercizio della “cosa pubblica”.

Abolizione Imu e Ires per il 2016, l’Ires vale 1,6 miliardi l’anno di monori entrate per lo Stato, e l’imu 5 miliardi l’anno. Il debito pubblico naviga a 2200 miliardi il rapporto deficit/Pil è a ridosso del 3%, la Commissione Europea spinge per aumentare le tasse sulla casa e per punizione concede all’Italia una flessibilità pari a 6,4 miliardi (già blindata nel Def) e non 17 come dice il governo.

E allora la copertura non può che arrivare dal taglio allo stato sociale e soprattutto dalla sanità. Infatti si rileva un taglio di 4 miliardi ai fondi per le regioni, altri 2 miliardi dal taglio delle spese di pulizia e sanificazione, altri 150 milioni per le non autosufficienze. Siamo a circa 6 miliardi ne mancano altri 3 perché all’appello delle coperture il totale (9 miliardi certi) necessario non è ancora del tutto coperto. Ecco che interverrà il taglio di prestazioni sanitarie (208 prestazioni preventive che diventano a pagamento) e chissà co’saltro.

Tutto ha un senso, quello che è necessario deve essere fatto, ma lo scopo deve essere quello di rimettere i conti pubblici in ordine, e non quello di riempire un recipiente bucato senza prima turare il foro!

L’odore di elezioni anticipate è forte, tuttavia è spregievole fare campagna elettorale a spese di un popolo, è già spregevole il nuovo “compromesso storico” che sta consumandosi, è deprimente andare indietro invece che avanzare, non sostiene alcuna fiducia.  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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