Decreto anti-fumo in Italia e allarme in Cina: la nuova parola d'ordine è "divieti"

12 ottobre 2015, Marta Moriconi
Decreto anti-fumo in Italia e allarme in Cina: la nuova parola d'ordine è 'divieti'
Mentre lo Stato pensa a legalizzare la cannabis, sul fumo è battaglia all'ultimo sangue. 

Perchè se sul fumo è certo che "fa male" e "uccide", sulle canne si offrono versioni più o meno discordanti. Ed ecco che il Governo si appresta a licenziare un decreto basato soprattutto sulla sensibilizzazione attraverso la vista. 

L'Esecutivo ha stilato una bozza del decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sul tabacco superando di fatto la nota legge Sirchia, che già ammazzò gli amanti della sigaretta e del tabacco. Numerosi i divieti che si vogliono introdurre: da quello di fumo in auto in presenza di minori e donne incinta fino al divieto di vendita di sigarette contenenti aromi come mentolo o vaniglia. Dimenticate poi i pacchetti di sigarette da 10. Troppo piccoli e inadatti ad ospitare quegli slogan dissuasivi, che poi tanto dissuasivi non sono. 

Addirittura il nuovo "diktat" riguarda le "avvertenze combinate" relative alla salute: arrivano frasi innovative e immagini a colori. 
Un'altra novità è il numero verde a vostra disposizione.
Non si potranno inoltre vendere ai minori sigarette elettroniche con nicotina.
In quest'ottica c'è anche l'inasprimento delle sanzioni per la vendita ai minori, con la possibilità di revoca della licenza. Previsti inoltre maggiori controlli sul funzionamento di rilevazione dell'età dei distributori automatici. 

Vietata infine anche la vendita di prodotti del tabacco contenenti additivi che invoglino l'acquisto del prodotto, promettendo ad esempio "effetti energizzanti".

E mentre l'Italia si attiva per fermare i fumatori o meglio contenerli, in Cina è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista "The Lancet" una ricerca che avverte che il 2030 un giovane cinese è condannato a morire per colpa delle sigarette. Stiamo parlando di un Paese rimo produttore e primo consumatore mondiale di tabacco. Ed è difficile colpire i fumatori senza colpire quel 7% delle entrate fiscali di Stato. E' chiaro che gli interessi si scontrano con l'interesse alla salute dei propri cittadini. 

Il pericolo è uno: 2 milioni di fumatori giovani nei prossimi quindici anni. E l'Organizzazione mondiale della sanità non può accettarli. Anche perché solo nel quindicennio, i morti da sigaretta sono stati quantificati in 70 milioni. 

Contro "l'epidemia di morte prematura" così la chiamano, ormai è scoppiata la "terza guerra mondiale". 
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