Marino, Lupacchini (Pm della cosidetta Banda della Magliana): “Problema non è solo rinnovare classe dirigente..."

12 ottobre 2015, Lucia Bigozzi
Marino, Lupacchini (Pm della cosidetta Banda della Magliana): “Problema non è solo rinnovare classe dirigente...'
“Ora serve una disincrostazione delle perversioni di un sistema amministrativo fortemente infiltrato da rapporti clientelari o, addirittura, criminali”. Non ha dubbi Otello Lupacchini, magistrato ed esperto di criminalità organizzata. Nella sua lunga attività professionale ha seguito dossier importanti: dall’omicidio del pm Mario Amato, al caso di Roberto Calvi, dal generale americano Lemmon Hunt, al giuslavorista Massimo D’Antona passando per le inchieste sulla Banda della Magliana e la strage di Bologna. Nel giorno delle dimissioni di Ignazio Marino, a Intelligonews spiega di cosa ha bisogno Roma. E sul rebus  agende…

Ignazio Marino ha appena firmato le dimissioni da sindaco. Dopo di lui un volto nuovo può bastare? Ha ragione il cardinale Vallini quando dice che serve una nuova classe dirigente, oppure a Roma c’è’ bisogno di un commissario e 8 vice?

«Tutto dipende da quelli che sono i poteri di chi gestirà questo periodo di transizione, anche perché il problema non è solo il rinnovamento della classe dirigente politica ma pure la disincrostazione di quelle che sono le anomalie e le perversioni di un sistema amministrativo fortemente infiltrato da rapporti clientelari o, addirittura, criminali».

Da romano, secondo lei cosa ha bisogno la città in questa fase?

«Roma in questo momento ha bisogno di scrollarsi di dosso il proprio dna di città corrotta e non da oggi ma da duemila anni. E’ vero che per duemila anni è rimasta in piedi, ma è anche vero che il collante torbido di questa sopravvivenza è stata la corruzione. Ricordiamoci San Paolo, il primo cristiano, che definì la corruzione radice di ogni male: “radix omnia malorum avaritia” che, a ben guardare, è l’acrostico di “Roma”. Quindi, la cosa viene da lontanissimo; almeno prima ancora della fondazione dell’impero romano; poi via via abbiamo avuto il Medioevo, il Rinascimento, il ‘600, il ‘700, l’800 e il ‘900 ed ora stiamo vivendo gli anni Duemila sempre con la stessa impronta genetica: la corruzione»

Si è molto parlato delle agende del sindaco Marino; lui stesso poi ha smentito alcune affermazioni che gli sarebbero state attribuite. Ma se le agende ci fossero veramente, la magistratura dovrebbe acquisirle per valutarne il contenuto?

«La magistratura non solo può ma deve; anche perché Marino non è il quisque de populo che parla al bar tra un bicchiere di vino e l’altro: è il sindaco di Roma, quindi quanto meno un pubblico ufficiale che tra le altre cose, avrebbe il dovere – che diventa poi penalmente un obbligo – di denunciare i reati di cui venga a conoscenza. Secondo me la magistratura deve acquisire quelle agende se esistono anche per rompere quel circuito minatorio che sta dietro al ‘faremo i nomi’»

Marino ha smentito con forza di aver mai fatto riferimento a nomi o fatti. Non le sembra più un messaggio politico il suo, magari rivolto al Pd?

«Io non lo so; ci sono state precisazioni, si è negato di averlo detto, si è querelato chi lo ha scritto o propalato, ma in ogni caso qualche cosa è successo: o che gli siano state messe in bocca parole che non ha detto o viceversa. Di qui, il dovere di accertare se e quali reati eventualmente possono configurarsi in ciò che è accaduto e a carico di chi, perché possono essere anche a carico dei giornalisti che hanno male interpretato o addirittura inventato dichiarazioni che non ci sono mai state»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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