Niente sport dopo una lite: rischio infarto triplicato. I dati

12 ottobre 2016 ore 9:03, Andrea Barcariol
Che l'attività fisica faccia bene alla salute è cosa ormai nota da tempo. A una condizione però: evitare di fare sport dopo una lite, quando si è molto arrabbiati. E' quanto sostengono gli scienziati dell'Health Research Institute della McMaster University: l'esercizio fisico vigoroso in condizioni di eccessiva agitazione può arrivare a triplicare il rischio di un attacco di cuore nel giro di un'ora. Gli studiosi hanno eseguito un'approfondita ricerca sulla 'relazione pericolosa' fra rabbia e sport, fornendo una prova scientifica del legame tra mente e corpo. Lo studio, pubblicato sulla rivista 'Circulation' dell'American Heart Association, attesta un raddoppio del rischio di infarto in presenza di turbamento emotivo e sforzo fisico. L'associazione risulta ancora più forte, il pericolo arriva a triplicarsi, quando sia l'emozione che l'attività sono molto pesanti. Gli esperti hanno osservato le reazioni  di 12.461 pazienti infartuati provenienti da 52 Paesi, con un'età media di 58 anni, che avevano completato un questionario sul tipo di sensazioni che avevano sperimentato nell'ora precedente al verificarsi dell'attacco di cuore. I risultati hanno mostrato che il 14% (1.650 persone) era impegnato in attività fisica, e che un ulteriore il 14% (1.752 persone) risultava mentalmente sconvolto.

Niente sport dopo una lite: rischio infarto triplicato. I dati
Andrew Smyth, autore principale dello studio, spiega che "gli stimoli estremi, sia emotivi che fisici, hanno effetti simili sul corpo. Entrambi possono aumentare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, modificare il flusso di sangue attraverso i vasi e ridurne l'apporto al cuore. L'attività fisica regolare ha molti benefici per la salute, compresa la prevenzione di malattie cardiache, quindi vogliamo che le persone continuino a eseguirla. Tuttavia, si consiglia di astenersi quando si è arrabbiati o emotivamente turbati".
In tutto il mondo le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte e la quinta causa di malattia. Contrariamente a quanto si possa pensare, ogni anno muoiono per problemi cardiaci più donne che uomini. In Italia i valori di mortalità più alti si registrano nell'Italia del Nord, quelli più bassi nell'Italia del Centro e del Sud, con una differenza che era molto elevata agli inizi degli anni '70, ma è andata riducendosi gradualmente. Le malattie ischemiche del cuore (come l’infarto), in Italia nel 2014 hanno causato la morte di almeno 75mila persone. Seguono le malattie cerebrovascolari con oltre 61mila morti.

 


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