Renzi a Politics fa “focus” sul Referendum: "Bersani? Non lo caccio ma..."

12 ottobre 2016 ore 16:54, Lucia Bigozzi
Renzi “spara” il focus sul Referendum nella “maratona” tv di Politics, tra i temi in agenda e al centro dello scontro politico. Riprende il filo dal Nazareno per dire che lui le aperture le ha fatte veramente: “Ieri ho fatto contronatura anche una proposta di mediazione ulteriore” sull’Italicum ma il ragionamento è questo: se nella minoranza dem riottosa non si fidano e pretendono accordo e modifiche prima della data della consultazione popolare sul referendum costituzionale (ovvero il 4 dicembre) “fanno bene a votare no. Se hai cambiato idea avrai i tuoi motivi io da segretario faccio di tutto per tenere tutti in squadra. Ma siamo un partito democratico e meno male”. Ragionamento che articola davanti al fuoco di fila delle domande di Bianca Berlinguer (tra i due va in onda un ‘siparietto’ al fiele sulle dimissioni da sindaco di Marino), del direttore de Il Foglio Claudio Cerasa e del vicedirettore del Fatto Quotidiano Stefano Feltri. 

Renzi a Politics fa “focus” sul Referendum: 'Bersani? Non lo caccio ma...'
Il premier difende la riforma costituzionale che ridisegna il Senato 3.0, e insiste su un punto: “Siamo l’unico Paese ad avere due fiducie”, poi rammenta che “se vince il sì ci saranno 730 persone con l’immunità” parlamentare
, “se vince il no resteranno le 950 che sono adesso. Questa è matematica”. Fioccano le domande sull’ennesima tensione dentro il partito di cui è segretario e anche in questo caso, Renzi non si scompone e anzi, tende a derubricare la pratica a questione “per gli addetti ai lavori”, con un livello di interesse di gran lunga inferiore “alla pastorizia”. Quindi rilancia la proposta rivolta alla minoranza dem di un accordo su modifiche al testo della legge elettorale da apportare non ora, bensì dopo il referendum. Ma è anche su questo modus operandi che si innestano le polemiche e non a caso ieri Bersani ha praticamente detto che se proprio volessero cacciarlo dal Pd dovrebbero usare l’esercito. Il punto è che i ‘ribelli’ dem non si fidano delle parole e della mano tesa del premier anche se Renzi si mostra sicuro quando dice che “la stragrande maggioranza del Partito democratico voterà Sì, alcuni hanno dubbi e lo rispetto. Penso sia contraddittorio aver votato Sì in parlamento e ora dire No ma penso anche che un cittadino a casa sia capace di farsi un’idea nella propria testa. Non votano le correnti”. 

E su Bersani che si appuntano del domande dei giornalisti che chiedono a Renzi se ha intenzione di cacciarlo dal Nazareno. La risposta non si fa attendere: “Ovviamente no, decideranno gli elettori del Pd a chi dare la guida del partito col congresso. Il Pd ha ogni quattro anni un congresso e li facciamo solo noi. Gli altri fanno i contratti privati con sanzione e le cene ad Arcore. Nel 2017, entro l’8 dicembre, ci sarà il nuovo congresso Pd. Chi avrà un voto in più vincerà, chi uno in meno farà opposizione. Ma il referendum non c’entra. Solo voi pensate che riguardi il Pd”. E quando da studio gli chiedono il motivo per il quale abbia optato per la fiducia sul ballottaggio e se ritiene che il secondo turno possa essere antidemocratico, il premier spiega: “E’ una proposta storica per questo paese. Ora non capisco come si possa dire che il ballottaggio è antidemocratico. Allora Appendino, Merola, Sala sono sindaci antidemocratici? Ma detto questo va bene: vogliamo fare col primo turno, col secondo. Per me la cosa più importante è che alla fine siano i cittadini a decidere chi governa”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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