Dal Bataclan alla prigione, sempre più "una bestia selvaggia": fuga degli avvocati

12 ottobre 2016 ore 12:50, Americo Mascarucci
Gli avvocati di Salah Abdselam, l'unico terrorista ancora vivo protagonista degli attentati del 13 novembre scorso a Parigi, hanno annunciato che rinunceranno al mandato. 
L'uomo si avvarrà della facoltà di non rispondere, ha spiegato uno dei legali, Frank Berton: 
"Abbiamo detto fin dall'inizio... che se il nostro cliente fosse rimasto in silenzio noi avremmo abbandonato la sua difesa". 
Al momento Salah Abdeslam non vuole essere assistito da nessun altro. 
L'assistenza legale non è obbligatoria durante le indagini, ma lo sarà durante il processo.
Salah è ritenuto colpevole della sparatoria nei pressi del Café Bonne Bière e della pizzeria Casa Nostra, in Rue de la Fontaine au Roi da cui dopo scappò in macchina assieme ad altri due terroristi. 
Il 20 novembre fu avvistato nei pressi di Bruxelles con un cambio di look per mascherare la sua identità e depistare le indagini.
Undici anni prima era finito in tribunale a Bruxelles, coi fratelli Brahim e Mohammed, per traffico di droga.
È stata proprio una condanna per narcotraffico e furto con scasso a fargli incontrare in carcere Abdelhamid Abaaoud, l'uomo considerato la mente degli attacchi di Parigi, stratega dell'Isis.
Uscito dal carcere, Salah entrò nelle milizie dello Stato islamico.
Aveva smesso di bere e fumare, così come il fratello Brahim, entrambi facevano sport e avevano cambiato vita. 
Tanto da insospettire alcuni vicini.
Il 18 marzo 2016 viene infine ferito ad una gamba ed arrestato a Molenbeek con un'operazione della polizia all'interno dell'appartamento dove era nascosto insieme ad altri terroristi da più di quattro mesi.
Salah è ritenuto colpevole di aver partecipato (ideazione e logistica) all'attentato. Il processo è stato fatto il 23 marzo. In seguito, la mattina del 27 aprile viene estradato in Francia e detenuto nella prigione di massima sicurezza di Fleury-Mérogis.

"La prigione sta trasformando Abdeslam in una bestia selvaggia" secondo gli avvocati che denunciano come dietro le sbarre l'uomo si sia radicalizzato ancora di più.
Prima forse non lo era? Si diventa "bestie selvagge" dietro le sbarre? Chi spara all'impazzata contro persone innocenti che magari se ne stanno tranquillamente sedute in un caffè, non è già una specie di "bestia selvaggia"? 
L'avvocato Berton è convinto che la decisione di porre il detenuto sotto sorveglianza in carcere ventiquattr'ore su 24 ha giocato un ruolo nella scelta di Abdeslam di non collaborare. Il legale ha provato a modificare la decisione di metterlo in isolamento in un carcere di massima sicurezza, videosorvegliato, ma non è stato possibile. 

Dal Bataclan alla prigione, sempre più 'una bestia selvaggia': fuga degli avvocati
Della stessa opinione anche l'avvocato belga di Abdeslam, Sven Mary, che ha confermato che è l'isolamento a spingere il jihadista a non collaborare e che questo è "la conseguenza di una scelta politica, quella di mantenerlo sotto sorveglianza costante". "Le vere vittime di tutto questo sono le vittime degli attacchi di Parigi, perché hanno il diritto di sapere la verità ed hanno il diritto di cercare di comprendere l'incomprensibile", ha concluso Mary.
Ma poi, davvero se la detenzione fosse stata più leggera il terrorista avrebbe collaborato? 


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