Riforma Pensioni: allarme vedove e nodi per quota 41 e 100

12 ottobre 2016 ore 13:17, Luca Lippi
Riguardo le novità sulla Riforma pensioni che è argomento di punta degli ultimi mesi c’è la problematica che abbiamo per primi sollevato sin dal principio, le coperture.
Tutti gli interventi che il governo vorrebbe definire entro la fine dell’anno si scontrano con la dura realtà delle scarse disponibilità liquide del Tesoro. Un vero e proprio budget ancora non c’è, sono state dette e scritte cifre del tutto approssimative, ma avvicinandosi alla conclusione ci si accorge che forse è stata messa troppa carne al fuoco.
Le ultime notizie sembrano preannunciare ulteriori peggioramenti: non solo nel corso dei mesi i soldi a disposizione per la realizzazione di novità per le pensioni si sono ridotti, portando, conseguentemente, a rivedere anche le stesse novità per le pensioni da approvare entro la fine dell’anno con un rinvio delle più importanti modifiche pensionistiche, come quota 100 e quota 41, che avrebbero rappresentato una soluzione per tutti.
Per l’attuazione di tutte le novità per le pensioni annunciate qualche settimana fa dalla maggioranza, in accordo con le forze sociali, incluse mini pensione, quota 41 limitata, e bonus per chi ha iniziato a lavorare prima dei 16 anni (sempre collegato a quota 41 però), a questo aggiungendo revisione delle regole di cumulo di tutti i propri contributi previdenziali, aumenti delle pensioni inferiori, sono stati stanziati 6 miliardi di euro da suddividere però in tre anni e mancano al momento le cifre esatte della ripartizione dei soldi a disposizione per ogni anno (si sa solo che per il primo anno si sono trovati1,5 miliardi). 
I problemi
I problemi veri, a volte qualificabili come ostacoli, sono prima di tutti la modifica delle attuali regole pensionistiche: all’interno di questa troviamo anche la mancanza di budget, le posizioni dei diversi esponenti di maggioranza, Istituto di Previdenza, parte delle forze sociali e cittadini stessi che in questi ultimi giorni si sentono minacciati dalle ultime notizie circolate sui possibili cambiamenti che potrebbero interessare le erogazione delle pensioni a vedove ed eredi.
Allarme vedove
I timori per i cittadini riguardano le ultime notizie circolate secondo cui è possibile che la decisione di erogare pensioni alle vedove possa essere legata al valore Isee, che valuta la condizione economica di coloro che percepiscono queste pensioni o che richiedono agevolazioni e prestazioni sociali. Se così fosse, la pensione a vedove ed eredi superstiti non verrebbe più erogato a prescindere come accade attualmente ma sarebbe concesso in base al valore del reddito percepito. Ad oggi, l’importo delle pensioni ai superstiti viene calcolato dall’ente in base alla documentazione che il familiare superstite presenta.
L’Inps però ha fatto sapere che nulla cambierà davvero e che si potrà continuare a contare sulla pensione del congiunto scomparso che in tantissimi casi rappresenta l’unica fonte all’interno del nucleo familiare dove la donna sia sempre stata, per esempio, casalinga. 
Dovrebbe dunque trattarsi di un falso allarme? La realtà è che Gutgeld lo ha inserito fra gli obiettivi di revisione della spesa pubblica! 
C’è poi un altro problema non del tutto superficiale, il principio dell’aumento delle pensioni inferiori, al di sotto cioè dei mille euro, è quello di dare maggiori soldi (anche se poi così tanti non sarebbero visto che stiamo parlando di aumenti di appena 40 euro) a chi vive in condizioni di indigenza, ma i criteri di assegnazione di questi aumenti, a parte quelli riferiti al valore dei trattamenti base, non sono stati definiti, per cui è possibile che si diano anche a chi a livello familiare vive da benestante, perché non si è deciso se erogare questi aumenti o meno in base a quoziente familiare, valore Isee o altro.
In concreto, la mini pensione continua ad essere limitata e manca di dettagli di funzionamento, la quota 41, come già detto, prevede molti paletti e non è stato fatto nulla di concreto per chi è impiegato in occupazioni faticose, se non collegato alla quota 41. Manca, addirittura, ancora la lista stessa di quelle occupazioni che si possono considerare faticose, con relativo inquadramento dei lavoratori.
A questo aggiungiamo le ultime notizie riguardo la cancellazione degli onerosi costi che pesano sui lavoratori che decidono di riunire tutti i contributi versati in diverse gestioni previdenziali; in realtà non si tratta di una totale cancellazione dei costi tale da rendere le congiunzioni gratuite. Decidendo, infatti, di riunire tutti i propri contributi presso un unico ente si dovrà pagare all’ente scelto una differenza eventuale prevista. Questo significa che a nulla servirà la decisione della maggioranza perché pur a fronte di piccole riduzioni, i lavoratori continueranno a scegliere il cumulo per la riunione di tutti i propri contributi, visto che non richiede alcun costo.

autore / Luca Lippi
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