TORRIERO: "Il PdN (americano) di Renzi e Silvio. Ultimo step: il referendum"

12 ottobre 2016 ore 13:04, Fabio Torriero
Oggi, dopo la direzione del Pd, tutti i giornali parlano della eventuale, probabile, scissione a sinistra, l’ennesima spaccatura tra moderati e riformisti, traditori e ortodossi, che funesta questo universo, dal 1921 (anno di nascita del Pci) al Pd, passando per la Bolognina e il Pds. 

Il pretesto di Matteo Renzi, la “forzata” vittoria del Si al referendum, e poi il via al “Partito del Nazareno-2”, anticamera del più grande e suggestivo disegno politico architettato dal premier per il futuro dell’Italia: “Il Partito della Nazione”, che ha le stesse iniziali (Pdn) del primo. In fondo, le due cose coincidono. Un partito-unico, partito-boa, riformatore e moderato, che garantisce la trasformazione istituzionale.
Già da tempo le diplomazie sono al lavoro per costruire, tessere i fili, smussare le differenze. Nel centro-destra, i
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pontieri (Verdini e soci) mirano ad assorbire moderati, centristi e spezzoni cospicui di Forza Italia. Stefano Parisi, sarà il garante di questo spostamento (la sua opposizione politica a Renzi è geografica, unicamente provvisoria e blanda): prima una coalizione per le riforme, poi un governo costituente-emergenziale, poi un mega-partitone. Se aggiungiamo l’esito del Sì (il famoso combinato disposto tra la riforma costituzionale e il nuovo sistema elettorale), avremo un bel Paese, molto “democratico” e pluralista: partito unico, maggioranza unica, Camera unica.

In pratica, la “Repubblica renziana”: la “società radicale di massa”, che il premier sta edificando velocemente: basta legare tutti i provvedimenti approvati e in via di approvazione per rendersene conto: unioni civili, ius soli, adozioni gay, matrimoni gay, gender nelle scuole, divorzio lampo, liberalizzazione delle droghe leggere, eutanasia, depenalizzazioni a 360 gradi etc.
Un Partito della Nazione, liberale, liberista, globalista e laicista, definitivamente liberato dal marxismo e dalla stessa tradizione social-democratica. Che ha come obiettivo tagliare con le ali toste (la sinistra doc), la minoranza del Pd etc. Medesima operazione dovrà fare Parisi: un centro-destra moderato fluido (verso il Pdn), che si affranchi dalla Lega e da Fratelli d’Italia.
In sostanza è il “partito americano”: Renzi ha definitivamente americanizzato la sinistra. Esattamente come Silvio Berlusconi, a suo tempo, ha americanizzato la destra.
Se accostiamo il progetto del “Partito degli italiani” del Cavaliere (il Pdl), a vocazione maggioritaria, e il Partito della Nazione di Renzi, a vocazione maggioritaria, a conti fatti, non c’è grande differenza. Ripeto, tutti e due liberali, liberisti, globalisti e laicisti. Chi ha ispirato le riforme renziane? Tony Blair, adesso lobbista della JpMorgan. Andate a leggervi i libri di questa banca multinazionale d’affari e i suoi disegni per l’Europa.
Renzi e Silvio sono, infatti, entrambi un po’ Pannella e un po’ Napoleone in salsa Usa. Vogliono americanizzare, laicizzare l’Italia a colpi di maggioranza, in modo cesaristico, direttoriale. E con gli effetti del referendum (partito unico, maggioranza unica, Camera unica), il gioco sarà fatto. 
Resta solo da vedere se una parte di Forza Italia (quella che accoglie ancora i conservatori, i sociali e gli ex di An), sarà disposta a “collaborare”, abbandonando Salvini e la Meloni. 

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