Il giallo dell'Arabia Saudita dietro il caos in Egitto? I sospetti e gli indizi

12 settembre 2013 ore 10:10, Americo Mascarucci
Il giallo dell'Arabia Saudita dietro il caos in Egitto? I sospetti e gli indizi
C'è dunque l'Arabia Saudita dietro la decisione di mettere al bando la Fratellanza Musulmana in Egitto per impedire che possa tornare al potere?
I principali analisti di questioni medio orientali sono concordi nel sostenere che sì, l'azione dei militari che con un golpe hanno deposto l'ex presidente islamista Mohamed Morsi reprimendo con durezza le rivolte dei Fratelli Musulmani, hanno agito in totale sintonia con regime di Riyad. L'Arabia Saudita aveva cercato di impedire la caduta di Hosni Mubarak suo storico alleato nel contrasto alle mire espansionistiche dell'Iran sciita, attraverso il controllo del Canale di Suez e il divieto di transito per le navi da guerra provenienti da Teheran e dirette in Siria. L'avvento al potere della Fratellanza è stato per la monarchia saudita un altro motivo di forte preoccupazione, essendo la confraternita religiosa egiziana, poi trasformatasi in movimento politico, espressione di una diversa, per non dire alternativa, declinazione del sunnismo. I Fratelli Musulmani sono infatti considerati dai sauditi portatori di instabilità per la loro contrarietà ad accettare qualsiasi forma di governo diversa dalla loro idea di repubblica islamica. La vittoria di Morsi in Egitto e l'affermazione del modello di stato propugnato dalla Fratellanza, ha messo in allarme Riyad che ha temuto sin dall'inizio una sorta di “effetto contagio”, con il rischio concreto di ritrovarsi la “primavera araba” in casa e nei vicini emirati. Ma a preoccupare ancora di più i sauditi, la prospettiva, tutt’altro che infondata, di una diversa collocazione dell’Egitto nello scacchiere medio orientale, con il governo islamista di Morsi pronto a giocare una partita autonoma nel rapporto con gli altri stati, Iran compreso. La sommatoria di tanti timori, ha spinto l’Arabia Saudita a fare indebite pressioni  sull’esercito egiziano, sostenendo il golpe militare e tutte le azioni di repressione contro la Fratellanza, dall’arresto dei suoi capi alla definitiva messa al bando dell’organizzazione. E mentre in Egitto i sauditi si sono assicurati l’alleanza dei militari e di ogni possibile futuro governo che nascerà senza i Fratelli Musulmani, in Siria stanno foraggiando con armi e denaro le milizie anti Assad con l’obiettivo di rovesciare il regime laico del partito Baath ed instaurare una sorta di “governo fantoccio”, privando così il nemico iraniano di un alleato strategico. Ma sbaglia chi pensa che l’Arabia Saudita sia meno pericolosa dell’Iran solo perché alleata e funzionale agli interessi strategici e finanziari dell’Occidente e degli Stati Uniti. Basta vedere come la monarchia saudita violi sistematicamente il rispetto dei diritti umani e come vengano calpestati in quel Paese i più elementari diritti individuali. Il regime saudita è sotto certi aspetti ancora più oscurantista di quello iraniano dove, seppur con tutti i limiti ed i rigidi controlli imposti dal khomeinismo, è comunque garantito un certo pluralismo politico. Il regime saudita, al contrario, non ammette alcuna forma di pluralismo essendo fondato sulla commistione fra autoritarismo e ortodossia coranica. Roba da far accapponare la pelle ma non al punto da far riflettere l’Occidente sul carattere ipocrita e poco credibile di certi interventi definiti umanitari.  
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