Padre Aylan, Fusaro: "I media confermano il potere e fanno amare i carnefici"

12 settembre 2015, Andrea De Angelis
"Era Abdullah Kurdi", il padre del piccolo Aylan,"lo scafista della barca" del naufragio. A dirlo è Zainab Abbas, una donna che ai microfoni della tv araba Eufrate racconta che su quell'imbarcazione c'era anche lei, che in quell'incidente ha perso due dei suoi tre figli, che anche lei aveva tentato la sorte andando là sopra per percorrere la rotta Turchia-Grecia. 

Il condizionale è d'obbligo, ma la notizia desta scalpore. IntelligoNews ne ha parlato con il filosofo Diego Fusaro, soffermandosi più che altro sul ruolo dei media e sulla ricerca, nell'era di internet, della verità...

Padre Aylan, Fusaro: 'I media confermano il potere e fanno amare i carnefici'
Chiamarlo scafista, con tanto di condizionale, è probabilmente un errore perché difficilmente avrebbe portato su quella barca i propri figli, ma se davvero il padre di Aylan fosse stato alla guida della barca si ribalterebbe la lettura di quanto accaduto la scorsa settimana? Il significato mediatico del cadavere di quel bambino?

«Il bambino morto resta tale quale che fosse la professione del genitore, quindi una vita dissipata in ogni caso. Ovviamente non so come sia andata la vicenda, se verrà ribaltata oppure no, però mi sembra capzioso andare a cercare di capire che lavoro facesse il padre di Aylan. Trovo invece interessante capire perché hanno dato peso a quella foto e non ad altre, come ad esempio quelle dei bambini palestinesi massacrati dai missili di Israele». 

Si può parlare di cortocircuito mediatico?

«Direi che c'è piuttosto un uso selettivo delle immagini, cioè il mondo della manipolazione organizzata va a vedere solo frammenti scelti per riconfermare sempre l'ordine simbolico dominante. Di conseguenza del bambino non gliene fregava nulla al finto buonismo del potere, interessava invece utilizzare quelle immagini per preparare al bombardamento della Siria in nome dei diritti umani».

Lo chiedo a lei che ha dei tempi, diciamo così, da studioso d'ateneo. I tempi dei media, soprattutto nell'era di internet, possono coincidere con quelli della verità e se sì in che modo?

«Non coincidono mai in generale con i tempi della verità per il fatto che prima si crea l'evento e poi lo si fa cadere. Sono tutte cose abbastanza premeditate da un certo punto di vista, la verità dei media è sempre una verità che riconferma il potere. Gravida sempre di ideologia, per questo bisogna sempre diffidare. Se uno credesse ai media dovrebbe bombardare tutti i giorni qualche Stato del mondo o pensare che i benefattori dell'umanità sono in realtà gli oppressori, che gli schiavi sono i nemici e non coloro che devono essere liberati».

Al di là del padre di Aylan, che potrebbe essere un esempio, spesso c'è confusione tra vittima e carnefice?

«Certo, anzi direi che il sistema ideologico dei mass media è proprio quello di far amare i carnefici e odiare le vittime. O addirittura di far pensare che il vero nemico sia la vittima e non il carnefice. Ad esempio ci sono partiti politici che vogliono usare la ruspa guarda caso sempre con chi sta sotto e mai contro i dominanti. Troppo facile così...».

Oggi abbiamo intervistato il filosofo Cacciari che parlando della situazione geopolitica attuale ha paragonato gli europei ai barbari ai tempi dell'Impero Romano, dicendo di tifare ormai per la Russia. Come commenta?

«Sono totalmente d'accordo con le parole di Cacciari. Anche io sono con la Russia da un punto di vista geopolitico, come eredità culturali mi sento totalmente europeo, ma riconosco che oggi bisogna stare con la Russia di Putin».

Il motivo?

«Perché è colei che può dire di no, che è in grado di dire no all'imperialismo a stelle e strisce. Mi fa molto piacere sentire pronunciare queste parole da Cacciari».
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]