Profughi, la chiave di lettura è nella parola della settimana: "denatalità"

12 settembre 2015, Paolo Pivetti
Eccola dunque la parola chiave, la password per leggere gli avvenimenti che stanno travolgendo l’Europa: denatalità.
 
Profughi, la chiave di lettura è nella parola della settimana: 'denatalità'
L’Impero USA compensa la sua denatalità con le fiumane di messicani che entrano illegalmente, ma che controlla e assimila
, trasformandoli da Josè Martinez, cattolico, in Jo Martin, non più cattolico ma superamericano, come scrive Edward Luttwak. Ma qui da noi, come può Frau Merkel offrire un futuro al suo impero nascente, già forte sì dei suoi vassalli, valvassori e valvassini e già dotato di una bella moneta, quell’Euro che è un Marco con le vitamine: ma sfiancato da una ancor più drammatica denatalità? Perché è proprio la Germania al centro della crisi demografica europea. Ai tempi della Belle Epoque, con una popolazione che era metà di quella attuale, salutava ogni anno 2.000.000 di nuovi nati. Oggi, a un secolo di distanza e con il doppio di popolazione, ne conta solo 700.000.

Probabilmente, Frau Merkel ha letto il libro di Michel De Jaegere “Gli ultimi giorni. La fine dell’Impero Romano d’Occidente”, uscito un anno fa a Parigi, a cui Massimo Introvigne ha dedicato un ampio intervento. Lì si analizza senza pregiudizi quel momento storico così simile al nostro. Non fu certo il Cristianesimo, come volevano Voltaire e gli Illuministi, ad abbattere Roma. Grandi autori cristiani, come Ambrogio e Agostino, esaltavano la civiltà romana, e generali cristiani come Stilicone ed Ezio combatterono strenuamente per difenderla. Fu la denatalità la causa principale della rovina: un feroce controllo delle nascite a base di aborto e infanticidio, la crisi del matrimonio a favore delle unioni omosessuali. Roma, che ai tempi di Augusto contava un milione di abitanti, nel V secolo, non più capitale, era scesa a ventimila, e anche le campagne si spopolavano.

Inoltre, nella “tempesta perfetta” predisposta dalla Storia per il V secolo, alla denatalità si sommarono uno Stato sempre più rapinatore, che imponendo tasse eccessive depauperava l’economia, una burocrazia persecutoria, e, gravissima, la caduta di quelle virtù civili saldamente radicate, che per secoli erano state la forza dei Romani. Somiglianze impressionanti con l’oggi.
Dunque, denatalità allora, denatalità oggi. Forse è proprio questa la molla che ha spinto Frau Merkel ad aprire le porte.

Attraverso la rotta balcanica le possono arrivare Siriani e Iracheni, gente qualificata, non le masse subsahariane che via Mediterraneo approdano in Italia e Grecia. E allora, giochiamo questo gioco. Velociraptor della politica, Merkel sorprende tutti e annuncia che accoglierà ogni anno 500.000 nuovi “profughi”. Il flusso è già cominciato, la strada è aperta. Lei si fa i selfie coi migranti mentre l’Europa è nel caos. Forse una risposta efficace alla minaccia della denatalità. Ma, nella prospettiva dei prossimi decenni, a che prezzo, dal punto di vista dell’identità culturale di un intero continente?

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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