Flop Jobs Act: aumento licenziamenti più 7%, no lavoro e più prestiti

12 settembre 2016 ore 10:45, Americo Mascarucci
Numeri negativi nel secondo trimestre del 2016 per il mercato del lavoro. 
Secondo i dati del Ministero del Lavoro, infatti, nel periodo di riferimento calano le assunzioni e aumentano i licenziamenti. Le attivazioni di contratto sono state 2,4 milioni a fronte di 2,2 milioni di cessazioni e la maggioranza delle cessazioni risultano dovute al termine data di contratto a tempo determinato (1,4 milioni). 
Sono aumentati i licenziamenti, saliti del 7,4% rispetto al secondo trimestre 2015. 
Sono stati 221.186, ben 15.264 in più rispetto al secondo trimestre 2015. 
Sono invece diminuite le chiusure di contratto dovute alla cessazione dell’attività del datore di lavoro (-10,3%). Il Ministero del Lavoro mette a fuoco anche le cessazioni richieste dal lavoratore: in calo sia le dimissioni (-23,9%) sia i pensionamenti (-41,4%).
Nel confronto col secondo trimestre del 2015 il numero dei nuovi contrattualizzati scende dell'8,9%, decremento inferiore a quello registrato per i rapporti di lavoro. Giù anche il numero medio di contratti pro-capite: 1,38 nel secondo trimestre 2015 e 1,33 nel secondo 2016. 

Intanto le stabilizzazioni hanno interessato 83.966 lavoratori.
Flop Jobs Act: aumento licenziamenti più 7%, no lavoro e più prestiti
Nel trimestre analizzato si sono registrate 2.197.862 cessazioni di rapporti di lavoro, 1.094.788 hanno interessato uomini e 1.103.074 hanno riguardato donne. 
Nel 2015 (stesso periodo) le cessazioni contrattuali si sono ridotte di circa 312 mila unità, pari al 12,4%. 
La riduzione ha interessato in misura maggiore le donne per le quali il decremento in volume è stato pari a 197.315 unità (-15,2%), le cessazioni maschili scendono di quasi 115 mila unità (-9,5%).
Ad aggravare il quadro di stagnazione arrivano anche i trend sul fronte del credito da parte di Bankitalia che segnala un aumento dei prestiti alle famiglie ma pure una flessione dei finanziamenti alle imprese a luglio. 
Come nel mese precedente i prestiti alle famiglie sono cresciuti a luglio dell’1,4 per cento sui dodici mesi mentre quelli alle società non finanziarie sono diminuiti su base annua dello 0,5 per cento (-0,1 per cento a giugno). 
Il dato fornito dal ministero, a differenza di quello dell’Inps, tiene conto di tutto il lavoro dipendente compresi domestici, agricoli, pubblica amministrazione e anche contratti di collaborazione.
 

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