Ape vista da Boeri e governo: l’anticipo, i vitalizi e “l’equità che non c’è”

12 settembre 2016 ore 23:00, Luca Lippi
Oggi (12 settembre) saranno presentati al tavolo tra governo e sindacati i numeri e le simulazioni sul prestito pensionistico. Secondo le previsioni e le simulazioni, i conti che saranno presentati sono, per ogni mese, e per i lavoratori interessati con una pensione non superiore ai mille euro, di una decurtazione tra i 60 e i 240 euro dall’assegno.
Esentato dal pagamento, compresi gli interessi bancari e il premio assicurativo sulla premorienza, chi, sempre con una pensione da mille euro, “è meritevole di tutela”. 
L’Ape (anticipo pensionistico) è conveniente per chi ha redditi bassissimi o per chi, forte di alti stipendi e contributi, va in pensione sapendo di poter “ammortizzare” le cifre perse. 
Ricapitolando e in sintesi, l’Ape, lo strumento che prevede per i nati tra i 1951 e il 1955 di anticipare la pensione da uno a tre anni, rispetto a quanto dispone la riforma Fornero, è la punta di diamante della riforma pensioni, e  Palazzo Chigi vuole stringere entro la fine del mese un accordo con le confederazioni e i rappresentanti delle imprese per metterlo in campo. Ma i lavoratori in cambio devono accettare di rimborsare in vent’anni, anche se pagando interessi molto bassi, il valore di contributi non versati. 
L’Ape varrà per tutti, autonomi, partite Iva, artigiani, commercianti, indipendentemente dalla gestione previdenziale (Assicura Nannicini).

Ape vista da Boeri e governo: l’anticipo, i vitalizi e “l’equità che non c’è”

Tommaso Nannicini è sceso nei particolari durante un’intervista: per chi lavora e va in pensione con un assegno di mille euro “un anno di anticipo pensionistico costerà da 50 a 60 euro al mese per 20 anni, tre anni di anticipo costeranno dai 150 a 200 euro al mese”. 
Sarà esentato dal pagamento, compresi gli interessi bancari e il premio assicurativo sulla premorienza, chi, sempre con una pensione da mille euro, “è meritevole di tutela: cioè se è disoccupato senza ammortizzatori sociali, occupato in lavori rischiosi, pesanti, faticosi, o ha a casa un disabile da assistere”. Per tutti loro “il costo sarà zero”. Con penalizzazioni tra il 5 e il 6%, l’Ape diventa conveniente soltanto per chi ha redditi bassissimi e per chi, al contrario, forte di alti stipendi e contributi che garantiscono robusti assegni, può andare in pensione sapendo di poter “ammortizzare” le cifre perse attraverso consulenza e incarichi esterni. Nannicini ha svelato anche i contenuti dell’intervento sulle pensioni minime.
“Ci sarà”, ha proseguito su Raitre, “un bonus legato ai contributi versati, che arriverà fino a 400 euro”. Proprio in base a quanto versato, si passerà dai “336 euro per chi ha fino a 15 anni, ai 420 euro fino a 25 anni e ai 504 oltre i 25 anni”. L’una tantum andrà a tutti coloro che hanno compiuto i 64 anni e hanno un reddito inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo. Cioè circa 750 euro al mese, pari a 9.786 euro annui. Le minime, le categorie sociali da tutelare e da esentare dal pagamento dell’Ape così come il budget complessivo da destinare al capitolo pensioni o il sistema di detrazioni per aiutare i più bisognosi, sono gli argomenti in agenda al tavolo di oggi con le parti sociali. Nella giornata di ieri i sindacati non hanno voluto commentare le parole di Nannicini, da indiscrezioni fanno sapere che le cifre fornite dal sottosegretario sono soltanto una base di partenza della trattativa.
Per Tito Boeri,  la sua proposta di equità del sistema è da privilegiare sopra ogni altra cosa: "Il problema vero che noi abbiamo oggi in Italia è quello dell'equità e non quello della sostenibilità finanziaria del nostro sistema pensionistico. Ci sono delle persone che oggi hanno dei trattamenti pensionistici, o hanno dei vitalizi, come nel caso dei politici, che sono del tutto ingiustificate alla luce dei contributi che hanno versato in passato. Abbiamo concesso per tanti anni questo trattamento privilegiato a queste persone".
Sempre in una intervista concessa a "Presadiretta" Boeri si chiede: "Per chi ha degli importi molto elevati di prestazioni, non è il caso di chiedere loro un contributo che potrebbe in qualche modo rendere, alleggerire i conti previdenziali? Ci permetterebbe di fare qualche operazione di redistribuzione, per esempio andare ad aiutare quelle persone che sono in quella fascia di età prima delle pensione che sono in condizione di povertà, oppure potremmo concedere maggiore flessibilità in uscita verso il sistema pensionistico. 
Ecco sono tutte operazioni che si possono fare in questo ambito. Legare contributi e prestazioni, questo è il vero problema di fondo". 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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