Crac bancario, Verdini sotto torchio: "Macchè piccolo diavolo, con me 40 nuovi giornalisti "

13 aprile 2016 ore 7:04, Andrea De Angelis
"Ho sempre avuto una grande passione per l'editoria nella mia vita. Ho organizzato e finanziato una mia editoria a Firenze sapendo che nessuno al mondo può guadagnare in questo settore". 
Il senatore Denis Verdini è stato interrogato stamani in aula a Firenze nel processo per il crac della banca di Credito Cooperativo in cui è imputato. Con lui sono imputate altre 44 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita, truffa e irregolarità rispetto alle normative bancarie.
Verdini è stato presidente venti anni della banca Ccf e finanziò con amici soci "l Giornale della Toscana" ed altre testate minori fiorentine. 
Secondo le accuse, nel 2002 fu costituita una falsa cooperativa per consentire al Giornale della Toscana di ricevere contributi pubblici. Tutti i soci versarono le quote in contanti e Verdini per parte sua partecipo' all'aumento di capitale con 124 mila euro in contanti.
"Sono stato descritto come un piccolo diavolo, ma io ho sempre agito correttamente e nel rispetto delle norme" si è difeso il senatore di Ala. Così Verdini ha ricordato di essere stato il promotore principale, l'organizzatore e il finanziatore principale del "Giornale della Toscana" tra il 1998 e 2001, coinvolgendo nell'impresa un gruppo di amici, che si sobbarcarono un esborso finanziario di circa 10 milioni di euro.

Crac bancario, Verdini sotto torchio: 'Macchè piccolo diavolo, con me 40 nuovi giornalisti '
Dopo una legge varata nel 2001, nacque una cooperativa per editare "Il Giornale della Toscana" che in tal modo poteva accedere ai finanziamenti pubblici previsti. Una norma, ha sottolineato Verdini, utilizzata da tanti altri piccoli giornali. Per Verdini, un'esperienza finita male, principalmente per le difficoltà del mercato e per gli alti costi da sostenere. Ma, ha sottolineato "sono orgoglioso di aver aiutato a diventare giornalisti molti di coloro che scrivono oggi, perché c'è bisogno di una certa trafila. Noi come Giornale della Toscana aiutammo 40 aspiranti giornalisti a diventarlo". 

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