Pensioni, come accedere al part-time agevolato se lavoratori in uscita

13 aprile 2016 ore 16:30, Luca Lippi
Il Ministro Poletti ha firmato il decreto sul part-time agevolato in uscita per i lavoratori prossimi alla pensione. Il ministro ha intitolato il suo decreto (che dà attuazione a una norma introdotta nella legge di stabilità 2016): “invecchiamento attivo”. 
In sostanza chi ha versato venti anni di contributi e maturerà i requisiti anagrafici entro il 31 dicembre 2018, potrà chiedere il part time rinunciando a una quota di salario tra i 40% e il 60%. I soldi che i datori di lavoro avrebbero dovuto versare all’Inps sotto forma di contributi per le ore che non vengono lavorate, finiscono in busta paga; la parte di versamenti mancanti sarà coperta dai contributi figurativi, scelta che non giova affatto all’Inps, ma questo è un altro discorso.
Per essere ancora più chiari: l’orario si dimezza ma la paga no. Questo perché l’azienda verserà in busta paga i contributi di sua competenza che avrebbe invece dovuto versare all’Inps (circa il 24%). Questa parte si aggiungerà esentasse allo stipendio ricalcolato sulla base dell’orario ridotto. Il lavoratore non subirà danni sulla pensione futura a causa del mancato pagamento dei contributi all’Inps, perché essi verranno trasformati in contributi figurativi. Sarà cioè lo Stato a farsene carico. Il governo si attende un grande successo di questa misura, che punta a favorire l’uscita graduale dal lavoro, tradotto, un’altra marchetta perché a esser buoni non si riesce proprio a trovare una definizione ideologicamente più onesta.

Pensioni, come accedere al part-time agevolato se lavoratori in uscita

In sostanza al ministero del lavoro hanno studiato bene la questione, si parla di lavoratori prossimi alla pensione e non si tiene conto del fatto che il requisito anagrafico per vecchiaia a fine del 2018 sarà di ben 66 anni e 7 mesi per i lavoratori dipendenti maschi e di 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici. Intanto per le donne rimane sempre presente l’ipotesi di riconfermare l’età di vecchiaia già ampiamente contestata e di attenuarla con 2% o 3% di penalizzazione per ogni anno di cosiddetta anticipazione, e non è affatto chiaro se ciò comporti inoltre il passaggio automatico al contributivo.
Di colpo si parla di una questione senza analizzare nel dettaglio tutte le questioni sul tavolo, spieghiamo meglio; il Ministro firma l’ennesimo decreto su una sola questione relativa alle pensioni ma salta tutta la questione che è ben presente alle parti sociali e ai lavoratori (nonché al governo) di cui si fa tanto parlare, che riguarda la necessità di considerare l’età anagrafica in rapporto al tipo di lavoro e di prestazione richiesta, alla nocività dell’ambiente, prima di avventurarsi a fissare nuove condizioni relative all’età e che rischiano di essere concepite solo per fare cassa.
Altro problema è quello delle coperture, ma da questo orecchio pare proprio nessuno ci senta! la legge di Stabilità stanzia solo 60 milioni di euro nel 2016 per il finanziamento dei contributi figurativi, che salgono a 120 milioni nel 2017, per ridursi di nuovo a 60 nel 2018. Questo significa che se davvero il part time incentivato dovesse avere successo, il governo dovrà rifinanziarlo altrimenti non tutti potrebbero accedervi. Calcolando in 6 mila euro i versamenti all’Inps da parte dell’azienda su una retribuzione media, 60 milioni basterebbero per incentivare non più di 10 mila lavoratori. Bisognerà comunque attendere i prossimi mesi per misurare l’effetto della norma. 
Tutti fanno un gran parlare di presunti vantaggi di pochi a danno di molti mentre non si fa mai menzione del costo delle misure a carico dello Stato (quindi a noi) senza dire con quali risorse l’Inps dovrebbe farvi fronte, ricordando sempre che l’Inps non è la lampada di Aladino.
In sintesi è prevedibile che la Corte dei Conti sollevi qualche perplessità (usiamo un eufemismo) e soprattutto che la misura sia di difficile applicazione (come tutte le cose raffazzonate). La manovra/bonus vale solo per i dipendenti privati che entro il 31 dicembre 2018 maturino i normali requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia (20 anni di contributi e 66 anni e 7 mesi d’età). Bisogna quindi avere almeno 63 anni e 7 mesi d’età (62 anni e 7 mesi se donne). 
Per accedere bisogna fare domanda al datore di lavoro, raggiungere un accordo individuale e stipulare un “contratto a tempo parziale agevolato” che durerà fino al raggiungimento dei requisiti normali per la pensione di vecchiaia. 
Anche se alla fine il dipendente prende uno stipendio di circa due terzi pur lavorando la metà del tempo, questa opportunità potrebbe interessare solo ai lavoratori con le retribuzioni alte, favorendo ancora una volta le fasce più forti, oltretutto è bene ricordare che dal part time agevolato sono esclusi i dipendenti pubblici. Ultimo e non ultimo punto, tutte le leggi che hanno tentato di favorire il part time dei lavoratori anziani fino a oggi sono fallite.

autore / Luca Lippi
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