Da Bari a Firenze nuovo problema di ordine pubblico per Adinolfi: stavolta "vietato" parlare di famiglia

13 aprile 2016 ore 16:40, Americo Mascarucci
Lo scrittore e giornalista Mario Adinolfi, ex deputato del Partito Democratico, direttore del giornale cattolico "La Croce" da mesi impegnato nel campo della difesa dei temi etici non potrà intervenire venerdì a Firenze dove era in programma un’ iniziativa in difesa della famiglia naturale che lo vedeva protagonista. 
E’ lo stesso Adinolfi sul suo profilo Facebook ad annunciare la notizia: "L'iniziativa al teatro Aurora di venerdì non si terrà più per ragioni di ordine pubblico – fa sapere - mi scrivono che la Digos ha segnalato l'aggregarsi di un centinaio di antagonisti che avevano la finalità di non far svolgere l'incontro con modalità violente. Poiché al Teatro Aurora avevamo anche coinvolto famiglie con ragazzi giovanissimi provenienti dai corsi post-cresima, gli organizzatori hanno preferito evitare di esporli a pericoli. La loro mitezza resta, la violenza dei violenti la conosciamo e ce ne ricorderemo".

Da Bari a Firenze nuovo problema di ordine pubblico per Adinolfi: stavolta 'vietato' parlare di famiglia
L’iniziativa organizzata dall'associazione culturale "La Cometa" dal titolo "Voglio la Mamma" avrebbe dovuto svolgersi alle ore 21. 
Il giornalista, che è stato fra i promotori del Family Day, è abituato da tempo alle contestazioni. 
L’ultima contestazione l’ha ricevuta a febbraio quando ha partecipato all'Università di Bari al Convegno "La Famiglia al Centro dell’Uomo" dove fu fischiato e contestato al grido di "via gli omofobi". 
Stavolta addirittura gli sarà impedito di parlare visto che l’evento è stato addirittura cancellato per ragioni di ordine pubblico. 
Adinolfi non merita di parlare, le sue opinioni, discutibili come quelle di qualsiasi altro cittadino, non hanno diritto di cittadinanza, danno fastidio al punto da richiedere "la censura preventiva". 
E’ possibile che un manipolo di estremisti debba tenere in ostaggio la democrazia? E’ possibile che "un centinaio di antagonisti"debbano impedire lo svolgimento di una manifestazione anche soltanto minacciando azioni violente? Lo Stato non dovrebbe garantire la libera espressione del pensiero impedendo ai violenti di limitare gli spazi democratici? 
Se è vero che gli antagonisti erano pronti a bloccare la manifestazione, compito delle forze dell’ordine non dovrebbe essere quello di proteggere chi democraticamente si riunisce? Se si dovessero vietare tutti i cortei o le manifestazioni in cui è possibile l’infiltrazione dei violenti allora forse in Italia non si dovrebbero più autorizzare nemmeno gli scioperi degli studenti per protesta contro i riscaldamenti che non funzionano. 

Durante i primi anni del Fascismo, quando ancora la dittatura non si era manifestata pienamente, i prefetti utilizzavano spesso le ragioni di ordine pubblico proprio per impedire le manifestazioni antifasciste. Le camicie nere aggredivano i dissidenti a manganellate e i Prefetti in tutta risposta vietavano i cortei di protesta proprio adducendo la necessità di garantire l’ordine pubblico ed impedire le violenze. 
Nella rossa Toscana pare che il metodo si riproponga oggi a parti inverse (anche se non c'è stato stavolta un divieto esplicito del Prefetto ma soltanto un atto di prudenza degli organizzatori).
Ad essere censurati sono quelli che osano andare contro il pensiero unico dominante e cosa ben più grave si ostinano a difendere il diritto dei figli ad avere un padre ed una madre. Ovviamente se estremisti di destra avessero impedito una manifestazione gay lo scandalo sarebbe stato enorme, tutti si sarebbero scandalizzati, il caso avrebbe assunto risonanza nazionale, guadagnando le prime pagine di tutti i Tg. 
Di Adinolfi che non potrà intervenire a Firenze per le minacce degli antagonisti non importa in fondo a nessuno. Perché la libertà in Italia va bene per tutti tranne che per chi non si arrende al relativismo etico e all'omologazione culturale pro-gender.

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