La riforma costituzionale passa, ma vedremo il "vero" nuovo Senato solo nel 2020

13 aprile 2016 ore 21:03, Adriano Scianca
La riforma costituzionale è legge: con 367 sì, 7 no e 2 astenuti, Montecitorio compie un passo storico per l'Italia: abolisce il bicameralismo perfetto, ovvero il modello che assegna identici poteri ad ambedue le camere che formano il Parlamento. Ora, però, c'è lo scoglio referendum: Matteo Renzi ha già da mesi annunciato la volontà di sottoporre la riforma al vaglio della consultazione popolare. Ma le opposizioni, autonomamente, si stanno muovendo per raccogliere loro le firme per un referendum abrogativo. “Non è una cosa che ci consente Renzi”, dicono. 

La riforma costituzionale passa, ma vedremo il 'vero' nuovo Senato solo nel 2020
In ogni caso, anche se passasse l'esame degli elettori, il nuovo assetto istituzionale entrerà in vigore nel 2020, forse nel 2022. Prima che la riforma venga completamente attuata sarà infatti necessario attendere che si tengano le elezioni in tutte le Regioni: nel frattempo ci si avvarrà di una norma transitoria con la quale le Regioni indicheranno direttamente i senatori senza il coinvolgimento degli elettori quando ci saranno le prossime elezioni legislative (la scadenza è nel 2018, a meno di un prematuro scioglimento delle Camere). Il ddl Boschi trasforma infatti il Senato nell'istituzione di raccordo tra Stato e Regioni e a Palazzo Madama sederanno i rappresentanti delle realtà territoriali. I 95 senatori saranno 21 sindaci (uno per Regione e Provincia Autonoma di Trento e Bolzano) e 74 Consiglieri Regionali. Questi ultimi saranno eletti, in base all'articolo 2 comma 6 del ddl, tenendo conto delle indicazioni degli elettori che, alle elezioni regionali, saranno chiamati a indicare i Consiglieri-senatori. 

I nuovi senatori non percepiranno indennità parlamentare oltre lo stipendio di amministratori locali, ma godranno delle stesse tutele dei deputati, compresa l’immunità parlamentare. Questo significa che non potranno essere arrestati o sottoposti a intercettazione e perquisizione, da parte della magistratura, senza l'autorizzazione della Camera di appartenenza (una tutela che sindaci e consiglieri regionali non senatori non hanno). Di conseguenza anche l'elezione dell'inquilino del Quirinale cambierà: il nuovo Presidente della Repubblica sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori (senza delegati regionali perché le regioni sono già rappresentate nel nuovo Senato). Per i primi tre scrutini occorreranno i due terzi degli aventi diritto, poi dal quarto si scenderà ai tre quinti; dal settimo scrutinio basteranno invece tre quinti dei votanti (oggi il quorum prevede la maggioranza assoluta degli aventi diritto dalla quarta votazione in poi). 

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