Legge elettorale: vessillo di Renzi o “gabbia” degli alfaniani?

13 dicembre 2013 ore 12:22, Lucia Bigozzi
Legge elettorale: vessillo di Renzi o “gabbia” degli alfaniani?
Legge elettorale avanguardia dei renziani sempre più tentati dal voto – specularmente a Grillo e Berlusconi – o ridotta degli alfaniani? 
Il nodo è piuttosto ingarbugliato perché, ancora una volta, ci sono in mezzo interessi di parte e di partito. Renzi vuole incassare subito la prima battaglia dell’era-rottamazione, della politica e nel suo partito e per farlo non può perdere tempo. Non è un caso che in Transatlantico i renziani vadano ripetendo come un mantra – e lo stesso ha fatto il neo-segretario dem nel lungo faccia a faccia con Napolitano – che di tempo sono disposti a concederne al massimo per due mesi (rivisto pure il termine fissato in un primo tempo a maggio). E l’insistenza vuol dire una sola cosa: non solo intestarsi il vessillo della riforma più rinviata e controversa del mondo, ma anche creare il terreno fertile, le condizioni di base per reclamare le urne anticipate se il governo Letta non si darà una mossa sulle cose da fare. Diversa la prospettiva nel versante degli alleati di strette intese: gli alfaniani da giorni sugli scudi perché il tema della legge elettorale lo
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hanno ben presente ma sanno anche di aver bisogno di tempo per prepararsi all’eventuale ritorno alle urne: c’è da contrastare la macchina da guerra del Berlusconi barricadero-di-lotta e quella già oliata di Grillo, entrambi peraltro concentratissimi sulla protesta dei Forconi. Tempo lungo, contro tempo corto. Difficile la mediazione alle condizioni date. E così la cronaca politica registra tutta l’insofferenza delle colombe governative alfaniane che non ci stanno, né possono permettersi di farsi dettare la linea da Renzi o di andare a rimorchio del Pd. Il senso del clima che si respira nella maggioranza ri-stretta sta nelle parole, anzi in una sorta di ultimatum che Quagliariello lancia urbi et orbi. Messaggio a nuora (Renzi) perché suocera (Letta) intenda. Il passaggio dal Senato alla Camera è un elemento di cornice, dentro c’è di più. Il ministro delle Riforme va giù netto (Sole24Ore): “Deve esserci un’intesa sulla legge elettorale anzitutto tra le forze della maggioranza, per poi allargare il confronto a tutto il Parlamento”. Proposta : subito l’accordo per una legge elettorale “soltanto per la Camera mentre al Senato si vada avanti sull'abolizione del bicameralismo e sulla riduzione del numero dei parlamentari, indicandoanche il sistema di rappresentanza di quella che diverrà la Camera delle autonomie locali”. Perché il sospetto tra gli alfaniani è che si voglia accelerare la riforma dal Senato alla Camera “solo per far cadere il governo votando una legge assieme a Grillo o a Fi”. Parole che fanno il paio col monito del ministro De Girolamo (ncd): “Non facciamo la stampella alla sinistra ne' i badanti di Renzi”. Ma in riva d’Arno tira tutta un’altra aria…
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