Le parole della settimana: Fidelio, hangar, okkupazione

13 dicembre 2014 ore 11:03, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: Fidelio, hangar, okkupazione
Fidelio nell’hangar. Un folto gruppo di sbandati, forse per aver perso il lavoro, o per aver persa ogni speranza, occupa un hangar della periferia urbana.
Così, a colpo d’occhio, l’effetto scenico del Fidelio che ha inaugurato, domenica 7 dicembre, la stagione scaligera. Beethoven aveva ambientato il suo Fidelio nelle cupe suggestioni della Spagna seicentesca, ma la regista inglese Deborah Warner ha preferito il diroccato capannone per darci una lezione su come si trasforma l’Opera, anche il capolavoro beethoveniano, in uno spettacolo degno dei nostri giorni. Eroi ed eroine, tutti nell’hangar. Come ebbe a profetizzare, più di due secoli fa, Wolfgang Goethe, “il tempo del bello è finito”. Proprio finito. Sempre a Milano, per celebrare a modo loro la festa, qualche centinaio di reduci dal “Secolo delle Idee Assassine” sono riusciti a mettere a ferro e fuoco il centro della città in mondovisione, proprio in contemporanea con l’attesa Prima. Tanto che persino il cauto ministro della Cultura Franceschini ha parlato di danno d’immagine e soprattutto di danno economico per tutti i potenziali visitatori di Expo che, visto l’inusitato spettacolo di guerriglia urbana, potrebbero scegliere altre mete. Ma i telegiornali li chiamano ancora i Ragazzi dei Centri Sociali con affettuoso eufemismo. Certo, combattono per un ideale: okkupare. E le due k sono messe lì per far paura anche se il verbo, di schietta origine latina (occupare formato da ob, contro più càpere, prendere) non ne ha bisogno per far capire l’ostilità del gesto. Per inquadrare il concetto in un’ottica antropologica, se un Uomo di Neanderthal si fosse mai sognato di okkupare la caverna di un suo simile, certamente ne sarebbe stato cacciato a colpi di clava: tale la legge naturale di difesa della territorialità e del suo luogo per eccellenza, la casa. Ma oggi siamo ben lontani dai Neanderthal, oggi viviamo nel Paradiso del Diritto: non più clava, orrore! E se oggi per esempio una vecchietta tornando dall’ospedale trovasse la sua casa okkupata dai ragazzi dei Centri Sociali, di lei chi si okkuperebbe? Lo Stato? Lo Stato se n’è già okkupato, con la legge delega 67 del 28 aprile 2014, per ora in attesa dei decreti attuativi, che depenalizza, insieme con molti altri, anche il reato di okkupazione abusiva da penale a civile. E il motivo è sacrosanto: il sovrappopolamento delle carceri, esageratamente okkupate da detenuti, e per questo equiparate dall’Europa a vera e propria “tortura”, richiede con urgenza uno sfoltimento della popolazione carceraria. Cara vecchietta, dovrà portare pazienza per quei dieci, quindici anni che servono a una causa civile, poi, forse, riavrà la sua casa. Nel frattempo, le si potrebbe trovare una sistemazione di fortuna nell’hangar di Fidelio.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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