Il silenzio di Papa Francesco sulle foibe che ha indignato molti lettori

13 febbraio 2014 ore 14:27, Americo Mascarucci
Il silenzio di Papa Francesco sulle foibe che ha indignato molti lettori
In questi ultimi giorni su alcuni organi d’informazione sono apparse lettere indignate di lettori in relazione al silenzio di Papa Francesco nei confronti della tragedia delle foibe.
“Perché – si sono chiesti – mentre in occasione del Giorno della Memoria, il Papa ha condannato in forma solenne la tragedia degli ebrei definendola giustamente una vergogna dell’umanità, è rimasto completamente in silenzio in occasione del Giorno del Ricordo? I morti non sono tutti uguali? O forse al maresciallo Tito è riconosciuta una deroga ai crimini commessi rispetto ad Hitler?” In effetti il silenzio di Francesco ha fatto più rumore delle tante dichiarazioni che si sono ascoltate da parte di autorevolissimi rappresentanti istituzionali. Un silenzio che pesa, ancora di più se si pensa alle polemiche che accompagnarono nel 1998 la decisione, coraggiosa e nobile di Giovanni Paolo II, di beatificare l’arcivescovo croato Alojzije Viktor Stepinac perseguitato dal regime di Tito. Stepinac che fu arcivescovo di Zagabria dal 1937 al 1960, dopo la guerra fu arrestato dai comunisti e processato con l’accusa di complicità con i crimini commessi dal regime fascista croato di Ante Pavelic. Tito chiese al Vaticano di nominare un nuovo arcivescovo richiamando Stepinac a Roma, essendo indesiderato in Jugoslavia. Pio XII rispose che la nomina degli arcivescovi era di sua competenza e che il Vaticano non era disposto ad accettare intromissioni da parte di nessuno. Stepinac fu quindi confermato al suo posto e per ritorsione i comunisti lo sottoposero a processo, condannandolo al carcere duro, con l’aggiunta dei lavori forzati per sedici anni; pena che nel 1952 fu tramutata negli arresti domiciliari. All’arcivescovo il regime comunista negò, prima il permesso di recarsi a Roma per ricevere la porpora cardinalizia da Pio XII e poi quello di partecipare all’apertura del Concilio Vaticano II. Secondo i comunisti jugoslavi, Stepinac fu complice del regime fascista di Pavelic, coprendo e giustificando i crimini compiuti dagli Ustascia croati in accordo con i nazisti, e obbligando con l’aiuto degli stessi fascisti diversi cittadini di fede ortodossa a convertirsi al cattolicesimo. Nonostante numerose testimonianze favorevoli abbiano tentato di smontare le accuse costruite contro Stepinac dal regime titino, dimostrando come il cardinale lungi dall’essere un sostenitore degli Ustascia si sia più volte opposto alle loro atrocità offrendo aiuto e protezione ai perseguitati, gli storici dalla penna rossa, con in testa l’immancabile Rivelli, hanno contribuito a diffondere l’idea della Chiesa jugoslava alleata dei nazisti. Facendo leva soprattutto sul fatto che molte omelie pronunciate da Stepinac contro il governo di Pavelic che avrebbero chiaramente smentito l’accusa di complicità con gli Ustascia, vennero censurate o  manipolate dalla stampa filo governativa. Ebbero quindi buon gioco Tito ed i suoi a sfruttare l’accusa di connivenza di Stepinac con gli Ustascia per punire un arcivescovo che, dopo essersi opposto alle violenze nazi fasciste, era pronto a non fare sconti ai presunti liberatori rossi. Giovanni Paolo II nel 1998, sfidando i pregiudizi e le immancabili critiche degli storici dalle verità a senso unico, elevò l’arcivescovo croato agli onori degli altari. Francesco avrebbe potuto approfittare della Giornata del Ricordo per ricordare la figura del beato Stepinac che si oppose con durezza ai massacri perpetrati dalle truppe di Tito, pagando cara la sua ostilità al regime dei “falsi liberatori”. Peccato, un’occasione mancata.
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