Perucchietti (scrittrice): «Il sistema ha i suoi "burattini". Ora tocca a Renzi. Scoop Friedman? Trovata pubblicitaria»

13 febbraio 2014 ore 14:20, intelligo
di Giuseppe Tetto
Perucchietti (scrittrice): «Il sistema ha i suoi 'burattini'. Ora tocca a Renzi. Scoop Friedman? Trovata pubblicitaria»
Governo Renzi o Letta bis? Sono queste ore di attesa per vedere di che morte dovrà morire l’esecutivo. Ma se il suo destino è ancora incerto, quello che sembra chiaro, è che la querelle in seno al Partito Democratico è solo l’ultimo tassello di una trama molto più complessa. Un tela che, per qualcuno, sembra avere le sue radici nel 2011 con i contatti avuti fra Giorgio Napolitano e l’ex premier Mario Monti durante il governo Berlusconi, portati alla luce dallo scoop di Alan Friedman, pubblicato sul Corriere della Sera. Per analizzare questi retroscena, IntelligoNews ha parlato con Enrica Perucchietti, giornalista e scrittrice, esperta di esoterismo, che ha scritto numerosi libri sul Nuovo Ordine Mondiale, come "DMT. Terzo occhio o inganno dello spirito", edito da "Terre Sommerse". Oggi sapremo che fine farà il governo Letta e, forse, Renzi mostrerà per la prima volta le sue reali intenzioni. Che idea si è fatta di tutta questa vicenda? «La cosa che mi stupisce maggiormente è la velocità di come si voglia silurare Enrico Letta. Un personaggio che comunque fa parte dei poteri forti: ricordiamo che ha partecipato a diverse riunioni Bilderberg, è un uomo affidabile per certi tipi di logiche. Si vede che Renzi è più comodo per un altro tipo di schema europeo, più rassicurante per alcune forze politiche con la sua capacità comunicativa verso le masse. Si spaccia come il “nuovo che avanza”, quando in realtà è il “nulla che avanza”.  La cosa che fa strano, è capire perché sostituire un uomo del Pd con un altro uomo del Pd. Io trovo inquietante come tutti i giochi stiano avvenendo in modo extraparlamentare: Renzi è fuori dal parlamento, Casaleggio e Grillo anche, per non parlare di Berlusconi. Agendo così, si delegittima sempre di più chi è stato eletto dal popolo». Rientrano in quest’ottica anche le intercettazioni Napolitano-Monti rese note da Friedman? Lei che si occupa da tempo, con inchieste e resoconti, dei “giochi dietro le quinte” sugli scenari politici, cosa ne pensa? «Ho letto proprio ieri sera il libro di Friedman e le posso dire che secondo me è una grande trovata pubblicitaria. Friedman infatti dedica solo un piccolo capitoletto alla vicenda. Sicuramente emerge il fatto che la figura di Napolitano fosse borderline, però ha ragione Vittorio Zucconi quando si chiede dove sta la pistola fumante. Il libro non dimostra nulla, anzi. Il titolo “the italian job” sarebbe dovuto trasformarsi in “the american job” ». In che senso? «Si sa che dal 2010 vi erano dei piani per attaccare a livello speculativo l’Italia e far cadere il governo Berlusconi, troppo scomodo per la sua vicinanza a Putin e Gheddafi. Vorrei ricordare che in "Governo Globale", pubblicato da Arianna Editrice un anno e un mese fa, Gianluca Marletta ed io parlavamo proprio di questo, ma andavamo ben oltre. Ne aveva parlato persino il "Wall Street Journal": in un’inchiesta si parlava di una "riunione" di banchieri  e lobby a Wall Street, tenutasi l'8 febbraio 2010, dal quale sarebbe uscita la volontà di un attacco speculativo all'Italia, al governo Berlusconi e all’euro,  in modo da potenziare il dollaro. Ma non solo. Veniva fuori la complicità del solito George Soros, del ruolo di De Benedetti e molto altro ancora. E ovviamente del ruolo che avrebbero avuto Monti (ex Bilderberg, Trilaterale, ex Goldman Sachs, Bruegel, etc) e Passera (banchiere, europeista, ex uomo di De Benedetti) in tutto ciò. L'insediamento di Monti, e di Papademos avvenuto nello stesso periodo in Grecia e in condizioni simili, quindi non stupisce». Da come descrive la vicenda, viene da domandarsi cosa sia cambiato nel ruolo di Napolitano. Se all’epoca dei fatti era una “pedina” fondamenta, oggi con lo scoop di Friedman, sembra quasi una figura scomoda. Pensa che lo si voglia scaricare? «Una premessa, che emerge anche in alcuni passaggi del libro di Friedman, è che il piano originale prevedeva, dopo l’ascesa di Monti, sarebbe stata la volta di Prodi al Quirinale, quindi un altro uomo legato ai potentati, alla Goldman Sachs, Bilderberg ecc. Cosa che poi non è successa e la delusione di Prodi emerge dal libro. Se poi vediamo la cronaca giornalistica degli ultimi mesi vediamo come ci sia un attacco mirato per spodestare Napolitano, fino alla richiesta di  impeachment del M5s. E ora alle accuse anche di Forza Italia. Mi domando perché l’allora Pdl, con l’evidenza di un attacco speculativo, non fece sentire la sua voce». Sembra quasi che si voglia evitare il voto delle urne, come se i poteri forti avessero paura dei cittadini. Basta vedere come nella seconda repubblica solo due premier sono stati eletti direttamente dal popolo. È il sintomo di qualcosa che non va? «È un chiaro segnale di quanto sia facile scavalcare il consenso popolare e quanto tutto, invece, si basi su una legittimazione mediatica. Si gioca a manipolare l’opinione pubblica creando degli eroi, che invece sono dei cavalli di troia: nel 2011 era Monti e ora dovrebbe essere il “rottamatore” Renzi. Ma se poi andiamo a vedere quali sono invece le sue proposte innovative, come l’abolizione del Senato o i matrimoni omosessuali, vediamo che il reale peso delle riforme è davvero imbarazzante». Napolitano pensa che dovrebbe dimettersi, visto che aveva posto come unica condizione alla sua rielezione la sopravvivenza del governo Letta? «Non penso che lo farà e che dovrebbe farlo. E non credo che in realtà il problema sia davvero Napolitano. Quando Grillo parla del Capo dello Stato, come “nemico numero uno” mi viene da ridere. Il problema non è solo un uomo ma è tutto un sistema radicato. Il problema è che abbiamo consegnato la nostra sovranità all’Unione europea in modo tanto intricato che oggi è difficile uscirne in maniera semplice e indolore. Bisognerebbe intervenire nelle coscienze delle persone. Ma oggi i cittadini sono cosi disperati che sono disposti a consegnare la loro speranza nelle mani del primo che passa: che sia Casaleggio con Grillo o che sia Renzi, è uguale. E poco importa che siano dei “burattini” nelle mani dei gruppi di poteri delle grandi banche».
autore / intelligo
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