Debiti di guerra: quando la Germania era la Grecia... ma ottenne lo sconto

13 febbraio 2015, intelligo
Debiti di guerra: quando la Germania era la Grecia... ma ottenne lo sconto
di Gianfranco Librandi
Il nuovo primo ministro della Grecia è deciso a onorare il suo programma elettorale che prevede una sostanziosa spending review, l’innalzamento del salario minimo e la rinegoziazione del debito. In sostanza è un programma piuttosto elementare, dovrebbe essere la normalità in ogni Stato democratico che intenda governare il Paese in equità e senza sprechi. Niente di particolare dunque, se non fosse che Bruxelles si è messa di traverso sulla questione della rinegoziazione del debito, e subito dietro Berlino. Non sarà sfuggita ai più attenti la questione sollevata da Tsipras riguardo al riscatto delle riparazioni di guerra della Germania. Su quest’argomento la Merkel è andata su tutte le furie, e i vari presidenti del consiglio dell’UE hanno fatto melina sull’argomento. E’ giusto però ricordare alla Merkel di quando la Germania era “la Grecia di oggi”. In entrambe le guerre la Germania ha accumulato milioni di debiti da pagare in qualità di Paese sconfitto e, soprattutto causa dei conflitti. La Germania nel corso del XX secolo ha dovuto dichiarare due volte default, e in tutte e due le occasioni ha goduto del condono dei debiti di guerra; in questo modo avviando la ripresa che ha consentito alla Germania di diventare una delle principali potenze economiche. Anche l’Italia e la Grecia condonarono i debiti alla Germania. PRIMA GUERRA MONDIALE: alla fine del conflitto la Germania doveva agli Stati vincitori un importo pari al 100% del PIL tedesco. Intervenne all’epoca Keynes che reputò insostenibile il debito per la Germania. Nel 1923 la Germania era in default, l’iperinflazione la piegò all’indigenza totale; Adolf Hitler risolse la questione decidendo unilateralmente di non onorare il debito reinvestendo i Marchi risparmiati nel riarmo e nell’economia (con l’aiuto della Russia). SECONDA GUERRA MONDIALE: storia più recente quella che vede la Germania debitrice, nella posizione di Paese sconfitto, per 23 miliardi di dollari. L’URSS ottenne il pagamento per intero della sua quota, mentre Gran Bretagna, Francia, Spagna, Italia e Grecia riunitisi a Londra il 24 agosto 1953 insieme con altri 16 Paesi creditori, sancivano il taglio del 50% del debito di guerra tedesco che in questo modo si ridusse a 11.5 miliardi di dollari da liquidare in trent’anni. Questa soluzione doveva consentire alla Germania di affrontare serenamente il suo secondo default. Secondo gli accordi il rimanente 50% dovevano essere onorati dopo l’unificazione. Fatto è che nel 1990, Helmut Kohl si rifiutò di rinegoziare, consapevole del fatto che insieme alla caduta del Muro pagare quei soldi avrebbe significato l’ennesimo fallimento dell’economia tedesca. Le nazioni europee concordarono, dunque, di non esigere quanto spettava loro di diritto (Italia e Grecia comprese). Solo cinque anni fa la Germania ha terminato di ripianare i debiti derivanti dal trattato di Londra, senza quel trattato la Germania avrebbe dovuto versare debiti fino al 2060. La Grecia oggi chiede indietro 162 miliardi di euro (la metà di quel debito) spettanti per l’invasione del 1941 ma Berlino rifiuta ogni contestazione addebito sbandierando la risoluzione (a chiusura della questione) dei 116 milioni di marchi versati il 1960. Per i greci il versamento del ’60 rappresentava un acconto (il resto sarebbe dovuto arrivare dopo la riunificazione), per la Germania un saldo. La polemica, ovviamente si risolverà in favore della Germania, tuttavia è utile ricordare all’intransigente Merkel che se anni fa non le fosse stato riservato il trattamento che oggi la Grecia chiede legittimamente, con molta probabilità oggi la Germania non sarebbe la prima potenza economica d’Europa, forse non ci sarebbe neanche l’Euro.  
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]