Riforme, per Fi un cammino troppo Fitto. E parte la contraerea forzista degli aut-aut

13 febbraio 2015 ore 13:48, Lucia Bigozzi
Riforme, per Fi un cammino troppo Fitto. E parte la contraerea forzista degli aut-aut
La domanda è: come voterà Fi sulla riforma costituzionale? Secondo il Patto del Nazareno o secondo il post-Patto del Nazareno? La risposta c’è anche se parziale. Nel senso che una parte di Fi sa già come voterà. E voterà no. Parola di Raffaele Fitto.
LA MOSSA DEL DISSIDENTE. L’annuncio dell’europarlamentare arriva nel bel mezzo di una conferenza stampa convocata alla Camera dopo l’ultimatum di Berlusconi che gli ha dato sette giorni di tempo per decidere se stare dentro Fi o andarsene. L’annuncio di Fitto suona un po’ come una sfida alla maggioranza berlusconiana perché il suo “noi voteremo no” va nel segno del solco aperto da tempo ma che con l’elezione del presidente della Repubblica si è fatto voragine dentro Fi. Nel corso della conferenza stampa – secondo quanto riporta l’AdnKronos – l’europarlamentare che al suo partito chiede di “uscire dall’ambiguità e di chiarire la sua posizione”. La linea fittiana sul voto alla riforma costituzionale è motivata così: “Votiamo no perchè queste riforme costituzionali nel merito sono totalmente contro l'impostazione di Forza Italia; non c'è un tema, nemmeno a piacere, che possa essere additato come il contributo di Forza Italia a questa vicenda. E votiamo no per il metodo con cui si sta andando avanti”. E incalza: “Non avendo capito ancora dopo quel particolare incontro dei Gruppi parlamentari come Forza Italia voterà, noi intanto votiamo contro e ci auguriamo che quanto prima Forza Italia, che in queste ore è contro, presenta sub-emendamenti, vuole andare dal capo dello Stato, magari dica la cosa più semplice che risolverebbe tante di queste questioni. Lasciare oggi i nostri elettori in balia di una indecisione totale sinceramente è incomprensibile”. CHE FAI, MI CACCI? All’ultimatum del leader, Fitto risponde che di andarsene non ha alcuna intenzione ma non teme neppure l’ipotesi, ventilata da molti berlusconiani doc in questi giorni, di un’espulsione: “Non ci sono le condizioni tecnico-statutarie perchè possa accadere. Le ragioni politiche quali sarebbero: perchè siamo all’opposizione? Perchè siamo coerenti con quello che i nostri elettori ci hanno detto nel 2013 quando ci hanno eletto? Perchè siamo contro queste riforme nel merito?”. Insomma, nella domanda c’è la risposta. Poi riferendosi a quanto sarebbe accaduto durante la riunione dei Gruppi parlamentari, l’ex ministro aggiunge: “Penso che non possa essere vero che ci sia stata la proposta popolare di cacciata di qualcuno per alzata di mano e che qualche deputato abbia alzato la mano. Se fosse vero saremmo su 'Scherzi a parte', sarebbe imbarazzante un po' per tutti”.  Ribadisce di non essere contro Berlusconi ma evidenzia che lui “sta commettendo errori cha vanno sottolineati. Iol credo sia più utile per Berlusconi che io gli stia antipatico piuttosto che una classe dirigente che gli dice sempre di sì”. E qui torna a rilanciare sulla necessità di “un’apertura massima sul metodo di selezione della classe dirigente” e sullo stop a “nomine fatte dall’alto, occorre un coinvolgimento dal basso”. Il fittiano Saverio Romano sollecita Fi a “fare opposizione in Aula e a non salire sull’Aventino”. CONTRAEREA FORZISTA. Su agenzie di stampa e social network si scatena la controffensiva azzurra. Tutti contro Fitto. Via Twitter, il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ricorda al “dissidente” pugliese che “ci informa del voto contrario dei suoi” sulla riforma costituzionale “dico che è rimasto indietro. Forza Italia lo sta già facendo dopo decisioni di partito e di gruppo”. Durissimo l’affondo di Simone Furlan, berlusconiano doc e dirigente nazionale del partito che definisce l’atteggiamento di Fitto “codardo”. Quindi lo avverte: “Hai fatto male i conti, Fi non sarà mai tua perché siamo pronti alla guerra piuttosto che morire democristiani con te. Non c’è spazio per i Giuda che tradiscono il padre per trenta poltrone. Abbi la dignità di andartene”. E da Alessandro Cattaneo, dirigente nazionale di Fi arriva l’aut aut: “Fitto decida, o con noi o contro di noi”. Infine il senatore Augusto Minzolini rivendica un principio di coerenza: se un giorno dovessi lasciare Fi lascerei il Parlamento. Messaggio ai fittiani? LuBi
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