La password della settimana: Sanremo

13 febbraio 2016 ore 10:56, Paolo Pivetti
La prima cosa da chiarire è che Sanremo non è san Remo, ma Sanremo, tutta una parola, anche perché san Remo non esiste. Consultate qualsiasi calendario liturgico o qualsiasi libro dei Santi: nessuna traccia di un san Remo, anche se Remo è un nome vero: il nome di uno che fu accoppato con una botta in testa tanti anni fa da quel cattivo di suo fratello Romolo. E la stranezza è che per arrivare al nome Sanremo, quello che tutti ben conosciamo e che oggi è di particolare attualità, dobbiamo partire proprio da san Romolo.
Più di mille anni prima del Festival, c’era proprio là, nella Liguria occidentale, un borgo fortificato contro le continue incursioni saracene che i devoti del tempo chiamarono Castrum Sancti Romuli cioè Fortezza di San Romolo, in onore del vescovo di Genova che portava questo nome. Ma non si preoccuparono d’informarsi se un san Romolo esistesse nel calendario, infatti non esiste. La sua esistenza fu data per scontata dalla pia fantasia degli abitanti del castrum, che non potevano nemmeno immaginare che il vescovo di Genova, loro pastore, non portasse il nome di un santo. Come abbiamo già osservato, a ciò si aggiunge il fatto che nel calendario dei santi non esiste nemmeno un san Remo. C’è un san Remaclo, 3 settembre, un san Remberto, 11 giugno, un san Remigio, 13 gennaio, ci sono sparsi qua e là diversi san Raimondo, ma nessun san Remo. E allora? Ecco la spiegazione.

La password della settimana: Sanremo
Nel dialetto ligure il nome Romolo sin da quei tempi remoti si alterava tanto da essere piú vicino a Remo che a Romolo: San Römu, con la normale caduta della sillaba finale, e l’alterazione tipicamente ligure della vocale o in ö, da leggersi pressappoco e: dunque san Römu per dire san Romolo.
Ecco la vera storia del nome Sanremo, capolavoro della fantasia popolare, che col passare del tempo si venne spontaneamente a scrivere in una sola parola, togliendo chiunque dall’imbarazzo di risalire ad un santo immaginario che porterebbe il nome storpiato di un altro santo che non c’è. Dunque, ora e sempre: Sanremo.
Date queste premesse pazze sul toponimo, cosa potrà mai sorprenderci del Festival che anche quest’anno, come ogni anno, ci si ripropone? Il fatto sorprendente è che esso si svolga, a base di nastrini arcobaleno sventolati a destra e a manca, in perfetto parallelo morale e culturale con le sedute del Senato dove si sta discutendo il disegno di legge Cirinnà. Il parallelo è perfettamente calzante perché anche il Senato, come il nome di Sanremo, è dominato da una sorta di marchio d’irrealtà: si tratta di un’assemblea legislativa che si è autodichiarata morta per legge ad opera di una maggiornza già dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. Dunque, forse il Senato stesso, a stretto criterio di logica, non esiste. E di conseguenza nemmeno il disegno Cirinnà. E forse nemmeno la Cirinnà. Forse è tutto soltanto un gran brutto sogno...
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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