Benedetto XVI, Gotti Tedeschi: "I miei ricordi personali e cosa rimane"

13 febbraio 2016 ore 10:51, Marta Moriconi
Dalla rinuncia di Benedetto XVI sono passati tre anni. Abbiamo contattato l'economista ed ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, che a IntelligoNews racconta l'incoraggiamento ricevuto dal Papa per il suo operato alla Banca del Vaticano. Poi riafforano altri ricordi: "Voleva spiegare all’Occidente che se non si fosse ricristianizzato sarebbe scomparso".

Papa Benedetto, che ricordi ha del suo Pontificato? Cosa rimane di lui?

"Che grande responsabilità presumere di saper rispondere a questa domanda ! Lo farò solo nell’intento di onorare Benedetto e sarò perciò prudente, anche se il mio desiderio di ringraziare la Provvidenza per averci donato un Papa tanto grande, è enorme. Papa Benedetto trasmetteva il suo ruolo di successore di Pietro in ogni momento, occasione, manifestazione. Cosa vuol dire questa considerazione fatta da un poveretto come me? Vuol dire che la dignità del successore di Pietro si manifestava in Benedetto sempre e ispirava ogni interlocutore di buona volontà ad amare la Chiesa e lottare per vivere la fede. I ricordi che ho del suo pontificato sono “miei ricordi” nel senso che son quello che io credo e spero di aver inteso. Benedetto stava restaurando "omnia in Cristo", stava rifondando – riconvertendo un'Europa  perché divulgasse la cultura cattolica nel mondo intero. Voleva spiegare  all’Occidente che se non si fosse ricristianizzato sarebbe scomparso. Rifocalizzò antropologicamente  la centralità dell’uomo e la sua dignità di figlio di Dio, non  frutto di evoluzione di un bacillo. Combattè il relativismo portando Dio al centro del dibattito culturale e razionale, azzerando la distanza tra fede e ragione, in ogni campo socio economico. Ma lo fece con l’autorevolezza della ragione. Riaffermava l’autorità del Papa e la necessità della Autorità Morale della Chiesa, cattolica, apostolica, romana. Riaffermava il primato della Verità sulla libertà, anche affermando che Dio è realtà. Avversava il pensiero debole evoluzionista, malthusiano, dove il reale cessa di esser razionale. Invitava a riflettere sui rischi di una scienza-tecnica senza un fine che può arrivare a ignorare la sacralità dell’uomo. Mi fermo qui perché il pensiero e i progetti di Benedetto erano così tanti e così ampi che io non oso neppur pensare di aver capito e non voglio pertanto neppure cercar di interpretare. Cosa resta di lui? Benedetto XVI  passerà alla storia come “il grande" o “ magno”. E’ questione di tempo. Il tempo sembra sempre  poco o troppo, se non capiamo che serve a dar gloria a Dio".

Benedetto XVI, Gotti Tedeschi: 'I miei ricordi personali e cosa rimane'
E che ricordi personali porta nel cuore?


"Mi limiterò naturalmente a quelli che non sono riservati tra il Santo Padre Emerito e la mia persona. Benedetto XVI è il primo e ultimo Pontefice che io abbia mai incontrato personalmente. Ogni istante dove ebbi il privilegio di vederlo, ascoltarlo e parlargli  ha concorso a cambiare la mia vita. Lo conobbi quando era il Cardinale Ratzinger, nell’ottobre del 2004, per un pranzo  in casa di un comune e grande  amico, l’ingegner Gaetano Rebecchini, ricordo che era presente anche il Presidente Emerito Francesco Cossiga. Parlammo a lungo di globalizzazione, dei suoi effetti, opportunità e rischi. In questa specifica occasione fui colpito dalla sua capacità di capire i punti chiave di fatti complessi, di voler approfondire le “regole del gioco" dei meccanismi della globalizzazione. L’attenzione e l’interesse del cardinal Ratzinger erano concentrati sugli aspetti morali conseguenti al processo di omogeneizzazione conseguente alla globalizzazione. Devo ammettere che in questo colloquio, dove apparentemente io cercavo di dare spiegazioni, ricevetti io, dalle sue domande, le lezioni indispensabili per capire dove l’umanità stava andando. Fu in quel momento che ebbi una sintesi essenziale per le mie successive riflessioni sulla materia.
Il secondo ricordo è legato al mio marginale contributo a riflessioni sugli aspetti economici  della prima stesura di Caritas in Veritate (2007) e successivamente a quella definitiva quasi un anno dopo, prima della pubblicazione. Studiai tanto approfonditamente detta Enciclica che posso definirla il “manuale" della mia maturazione culturale e spirituale. Nel pensiero di Benedetto c’era la Verità che rischiava di soccombere alla gnosi nichilista. In questa Enciclica c’è la previsione-profezia di quello che oggi  stiamo vivendo  e soffrendo
.
Il terzo ricordo si riferisce all’incoraggiamento  che mi diede nel mio operato quale presidente Ior (ma di questo non voglio parlare). Il quarto ricordo si riferisce alla consolazione che mi trasmise dopo la vicenda (ancora oggi misteriosa perché  si vuole che resti tale) della mia cacciata. E questo grazie anche al ruolo di SE monsignor Georg Ganswein, persona altrettanto straordinaria, vero figlio spirituale di Benedetto, ma anche di questo preferisco non parlare".

Quale via ci ha indicato? E quale sua profetica analisi le rimane più impressa?

"Per capirlo in modo che sia utile a tutti, è necessario rileggere Caritas in Veritate . Anzi, per chi tempo ne ha, purtroppo poco (non sapendo cosa perde), suggerisco di leggere almeno l’introduzione, che rappresenta un saggio sulla gnosi. Nell’introduzione spiega che l’uomo, impregnato di cultura nichilista, perdendo ogni valore di riferimento, non saprà distinguere fra fini e mezzi, i mezzi prenderanno autonomia morale, diverranno loro fini e l’uomo mezzo. E sarà la fine dell’uomo. Nell’Enciclica sviluppa questo pensiero in modo superbo, concludendo che in una crisi globale e totale come quella che stiamo vivendo, non sono gli strumenti a dover esser cambiati, ma l’uomo. Come cambiare poi l’uomo lo spiega nell’Enciclica Lumen Fidei ( firmata da Papa Francesco ( nel 2013). Questo è compito della Chiesa che lo  deve realizzare con tre strumenti: il magistero, la preghiera, i sacramenti. Ecco la vera speranza dove sta, ecco come trovare vera consolazione nelle miserie umane che ci affliggono ogni giorno in ogni parte della nostra vita, in materia  economica, in materia e
tica, in materia spirituale. Se la Chiesa non aiuta l’uomo di questo secolo ad affrontare la vera miseria, che è morale e non lo fa insegnando, facendo pregare e rivalorizzando i sacramenti, i tentativi suggeriti dalla gnosi modernista, daranno i risultati che Benedetto XVI ha previsto".

 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]