Leucemia linfatica cronica, l'Italia è all'avanguardia. Scoperta nuova terapia

13 febbraio 2016 ore 11:41, Andrea Barcariol
Italia sempre più all'avanguardia nella lotta alla leucemia. Le buone notizie questa volta arrivano dall’ospedale San Raffaele di Milano per chi è affetto da leucemia linfatica cronica (la forma di leucemia più diffusa soprattutto nei paesi occidentali con maggiore diffusione nel sesso maschile, l’incidenza è calcolata 5-15 su 100.000 persone). Gli studiosi sono riusciti a capire le cause della crescita delle cellule leucemiche, evidenziando come le stesse siano alimentate da cellule macrofagi, ovvero cellule del sistema immunitario che in uno stato di normalità difendono l’organismo dalle infezioni. La ricerca, pubblicata  sulla rivista Cell Reports e finanziata dall’Associazione italiana per la ricerca contro il cancro (Airc), ha identificato una nuova terapia che mirano a colpire proprio questa interazione cellulare. Obiettivo? bloccare l’avanzare del tumore. I ricercatori hanno analizzato le diverse interazioni molecolari tra le cellule malate e il microambiente, fino ad oggi tutte le terapie adottate hanno avuto un impatto solo parziale sulla malattia, ma grazie alla nuova ricerca sarà possibile mettere a punto nuove tecniche al fine di bloccare in modo definitivo l’avanzare e l’aggressività del tumore. Fattore determinante del nuovo metodo sono i macrofagi “Abbiamo studiato lo sviluppo della leucemia in vari modelli sperimentali, in assenza dei macrofagi la malattia non progredisce ma addirittura regredisce - spiegano i ricercatori del San Raffaele. “L’eliminazione selettiva dei macrofagi tramite l’inibizione della molecola CSF1R, presente sulla superficie di queste cellule, è in grado di migliorare la sopravvivenza in modelli sperimentali, senza causare effetti collaterali”, ha spiegato Giovanni Galletti.

Leucemia linfatica cronica, l'Italia è all'avanguardia. Scoperta nuova terapia
Soltanto un mese fa Francesca Bonifazi, 46 anni, esperta dell'Unità Operativa di Ematologia del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna aveva scoperto un nuovo metodo per evitare le complicazioni che spesso insorgono nei pazienti dopo i trapianti di midollo osseo. Il metodo si chiama `Graft versus host disease´ (Gvhd) e significa letteralmente lotta contro la patologia dell’ospite e ha già ottenuto risultati strepitosi facendo abbassare la mortalità post-trapianto dal 68% al 32%. Il gruppo di lavoro coordinato dalla Bonifazi nel loro studio aveva spiegato che la forma cronica di malattia del trapianto contro l'ospite è la principale patologia e causa di morte dopo i trapianti di cellule staminali ematopoietiche provenienti dal sangue o dal midollo osseo di un donatore. Trattamenti di questo tipo sono però importanti strumenti per la cura di malattie gravi come la leucemia. Per questo motivo i ricercatori hanno cercato di mettere a punto un trattamento in grado di evitare ciò che succede in caso di Gvhd: i linfociti del donatore, trasferiti insieme alle staminali, aggrediscono gli organi del ricevente, scatenando conseguenze a volte fatali. La ricerca aveva preso in esame 161 pazienti con leucemia acuta che avevano utilizzato questo metodo  prima del trapianto da cellule staminali emopoietiche da cellule staminali periferiche.
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