Obama e la sua "guerra" alla povertà: altro che austerità

13 gennaio 2014 ore 11:04, intelligo
Obama e la sua 'guerra' alla povertà: altro che austerità
di Andrea Davì Come aveva fatto il suo predecessore Lyndon Johnson, esattamente 50 anni fa, il presidente Barack Obama dichiara guerra alla povertà e lancia la sua campagna per abbattere la crescente disuguaglianza che negli ultimi due decenni si registra negli Stati Uniti. Proprio in occasione della celebrazione del discorso tenuto da Johnson l'8 gennaio del 1964, il Presidente riprende un tema a lui molto caro e al quale per le ragioni dettate dalla crisi economica, non ha potuto forse dedicare in questi anni le necessarie risorse politiche ed economiche. Il momento appare anche opportuno in vista delle elezioni di midtern che si terranno in novembre in cui la disuguaglianza e la povertà, soprattutto nelle zone più depresse della nazione, saranno i temi centrali della politica. Sembra paradossale che, in quella che può essere considerata ancora la nazione più potente e ricca del mondo, vivano quasi 50 milioni di persone sotto la soglia di povertà, un limite di sopravvivenza segnato da un reddito inferiore a 11.490 dollari l'anno. Come spiega Paul Krugman, sul New York Times, a distanza di mezzo secolo si può affermare che la "guerra alla povertà" non ha fallito, l'indice assoluto è più basso rispetto al passato ma il problema emergente è una disuguaglianza generalizzata che coinvolge tutti i ceti medi della nazione e non soltanto quelli nelle aree tradizionalmente più arretrate. In tal senso il presidente Obama ha dichiarato che "la diseguaglianza è la sfida del nostro tempo”, dando il via ufficiale al programma del governo federale per combattere la miseria in cinque delle venti "promises zone" (le zone della speranza) individuate. San Antonio (Texas), Philadelphia (Pennsylvania), Los Angeles (California), la parte sudorientale del Kentucky e Choctaw Nation (Oklahoma) riceveranno incentivi fiscali per aiutare le aziende a creare posti di lavoro in modo che possano garantire salari e benefici solidi: case, scuole, strade, ospedali. Perché l'obiettivo principale, secondo la pianificazione, non è soltanto quello di incrementare il mercato del lavoro e accrescere la sicurezza economica ma anche di ampliare l'accesso all'educazione, alla sanità, fornire a tutti le stesse opportunità in modo da ridare speranza alle comunità, "costruire nuove scale di opportunità su cui le persone possano arrampicarsi". Obama spera così di cambiare le cose negli Stati Uniti e raccoglie l'eredità di Lyndon Johnson, perché come lui stesso afferma: "il lavoro è tutt'altro che finito".
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