Ariel Sharon, uomo di pace... sì

13 gennaio 2014 ore 11:15, Americo Mascarucci
Ariel Sharon, uomo di pace... sì
Se la storia è realmente scritta separando i fatti dalle opinioni, la realtà dal pregiudizio, allora quella storia saprà essere riconoscente verso il premier israeliano Ariel Sharon,
deceduto due giorni fa dopo otto anni di coma vegetativo, in seguito ad un ictus cerebrale che lo colpì quand’era ancora all’apice della potenza. Perché Sharon, come ha ricordato giustamente Fiamma Nirenstein, non è stato affatto il falco che tutti hanno sempre dipinto, il boia assettato del sangue del popolo palestinese, ma un’autentica “colomba d’acciaio”, l’uomo che ha creduto forse più di tutti al processo di pace e che si è adoperato per portarlo a compimento. Proprio Sharon il duro, il leader dell’estrema destra israeliana, l’uomo che a Gerusalemme passeggiando in segno di sfida sulla spianata delle moschee rinfocolò il conflitto con i palestinesi, fu l’unico premier che ebbe il coraggio e la forza di imporre ai coloni israeliani lo sgombero dalla striscia di Gaza; e lo fece fra le dure proteste della stragrande maggioranza dei suoi elettori di destra e di estrema destra, che lo avevano votato proprio nella convinzione che da lui, mai sarebbero arrivate concessioni alle rivendicazioni palestinesi sull’area. Invece Sharon mandò l’esercito a Gaza, obbligando i coloni ad abbandonare la striscia, dimostrando con i fatti di credere fermamente nella pace e nella concreta possibilità di creare due stati, uno israeliano, l’altro palestinese, capaci di convivere armoniosamente fra loro. Perché Sharon, dietro il volto duro, severo, dietro quel pugno di ferro che non mancò di usare contro l’eterno nemico Yasser Arafat fino ad arrivare ad un passo dal catturarlo ed ucciderlo, nutriva un amore immenso per Israele, la sua patria, quella patria che per anni aveva difeso nei campi di battaglia, combattendo con eroismo contro tutti i nemici che ne mettevano in discussione la sopravvivenza e la sicurezza. Ma sapeva perfettamente che la sicurezza d’Israele non poteva prescindere dalla pace con i palestinesi, una pace che andava comunque perseguita e raggiunta anche al prezzo di inevitabili sacrifici. Lo sgombero di Gaza testimoniò la volontà di Israele di chiudere per sempre la vicenda dell’intifada, tagliando le ali al terrorismo di Hamas. E alla chiarezza israeliana, come al solito, fece da contraltare l’ambiguità ed il doppiogiochismo dei palestinesi. Perché, sempre quella storia basata sulla netta separazione dei fatti dalle opinioni, sarà inevitabilmente chiamata a smentire la falsa idea propagandistica, cara soprattutto alla sinistra italiana, dell’Arafat grande uomo di pace, quando in realtà è a tutti chiaro come il leader dell’Olp sia stato proprio il principale artefice del fallimento dei negoziati di Camp David del 2000 con l’allora premier laburista Barak, fatti saltare per compiacere l’ala dura di Hamas, verso la quale Arafat fu sempre compiacente. Ma Sharon, ribattono i detrattori, fu responsabile del massacro di Sabra e Shatila, ossia la strage di circa 3500 palestinesi, in larga parte donne e bambini, ad opera delle falangi cristiane libanesi nell’area sottoposta a controllo israeliano. Secondo l’accusa Sharon, all’epoca ministro della difesa, non fece nulla per impedire il massacro, anzi ne fu indirettamente l’esecutore avendo concesso libertà d’azione alle milizie libanesi. Accusa che però è rimasta tale, perché nessun tribunale è mai riuscito a dimostrare una sua responsabilità diretta nell’eccidio. Per Israele Sharon è stato e resta un grande combattente cui il Paese deve molto; per gli arabi continua ad essere il boia di Sabra e Shadila. A questo punto il giudizio definito toccherà inevitabilmente alla storia, una storia che, come anticipato all’inizio, dovrà essere sgombra dal paraocchi di un politicamente corretto che con troppa facilità separa i buoni dai cattivi, i carnefici dalle vittime, scambiando spesso arbitrariamente i ruoli e falsificando i fatti per propalare discutibili certezze.
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]