La partita del governo che lascia in panchina le Partite Iva. Quanto stanno "soffrendo"

13 gennaio 2015, intelligo
La partita del governo che lascia in panchina le Partite Iva. Quanto stanno 'soffrendo'
di Gianfranco Librandi
La CGIA di Mestre ha calcolato che una famiglia su quattro con reddito principale da lavoro autonomo ha un reddito imponibile inferiore a 9.456 euro annui, la soglia di povertà stabilita dall’Istat. L’associazione “20 Maggio” coerentemente calcola che su mille euro gua­da­gnati reste­ranno in tasca:
  • 515 euro a un autonomo
  • 903 a un lavo­ra­tore dipen­dente
Inoltre che le partite IVA hanno un com­penso lordo medio di 18.640 euro, un red­dito netto da 8.670 euro annui per 723 euro mensili. Naturalmente non dimenticando l’assenza di ammortizzatori sociali, come assicurazione per malattie, gravidanza, ferie pagate e soprattutto un qualsiasi sussidio di disoccupazione. Sono questi i dati di una categoria, gli autonomi, che risultano essere, per usare definizioni desuete, il proletariato moderno, e che quindi teoricamente doveva essere in testa alle preoccupazioni di ministri e uomini di governo interessati alla mitigazione delle conseguenze della crisi almeno nelle categorie più svantaggiate. La realtà è stata un’azione tutta rivolta solamente ai lavoratori dipendenti a basso reddito, con il famoso sgravio degli 80 euro, mentre contemporaneamente la componente più povera del già svantaggiato, come abbiamo visto, mondo delle partite IVA ha subito l’unico aggravio fiscale della manovra di Stabilità, ovvero quei professionisti e free-lance non iscritti ad alcuna cassa professionale e con un reddito tale da rientrare nel regime dei minimi: chi dovesse cominciare a far parte di questi lavoratori dal 1 gennaio 2015 dovrà versare il 15% (non più il 5%) di IRPEF, e non potrà superare i 15 mila€ di fatturato (erano 30 mila). Significativo è anche il fatto che invece la soglia sia molto più alta per categorie con forti associazioni a loro protezione, come artigiani e commercianti, e che siano stati stanziati 550 milioni per tenere bassa la loro già minore aliquota contributiva Anche senza scomodare sospetti su un antico riflesso ideologico che ancora vede questi lavoratori senza padrini e protettori invece come “padroncini”, vi sono i fatti e la storia di questi anni di crisi a delineare come siano il segmento più fragile del già limitato mondo degli occupati in Italia. Nel 2012, quando il governo Monti aveva creato il regime dei minimi, questo era stato nella tempesta della recessione un’àncora di salvataggio per tantissimi giovani, e i seguenti dati lo testimoniano. Come vediamo nella tabella seguente tratta da dati dell’Agenzia delle Entrate nel 2012 vi furono nel mezzo del periodo di maggior aumento della disoccupazione netti aumenti delle iscrizioni alle partite IVA soprattutto per gli under 35:
La partita del governo che lascia in panchina le Partite Iva. Quanto stanno 'soffrendo'
La partita del governo che lascia in panchina le Partite Iva. Quanto stanno 'soffrendo'
  Si trattò di un’occasione di impiego, spesso una sfida, per molti giovani che cercavano il lavoro o che l’avevano appena perso, una boccata d’aria per l’economia. Così come il regime dei minimi ha rappresentato l’extrema ratio per molti giovani, il segmento di lavoratori che copre si è rivelato anche uno dei più vulnerabili alla crisi stessa. La seguente tabella è la corrispondente della precedente, ma si riferisce al 2014:  Come si vede l’iscrizione degli under 35 è stata in crollo, un crollo più che proporzionale rispetto alla dinamica dell’occupazione italiana, rimasta piuttosto stabile. Questa maggiore vulnerabilità di uno strumento che tuttavia, allo stesso tempo, rappresenta in periodi di crisi acuta un rifugio, dovrebbe portare all’attenzione del legislatore l’inopportunità del suo smantellamento, ovvero ciò che rischia di accadere con i nuovi minimi. In un momento storico in cui l’imprevedibilità del futuro in economia rende preziosa la flessibilità, il rafforzamento di strumenti flessibili, per quanto fragili, come abbiamo visto, soprattutto per quel segmento di popolazione così vicino alla povertà e alla disoccupazione, vorrebbe dire la sopravvivenza e l’allontanamento della povertà. Senza contare il disincentivo all’evasione per tante piccole attività che più di altre sono portate a stare vicino all’area grigia.
autore / intelligo
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