Ictus, sintomi sottovalutati da un terzo dei più giovani

13 gennaio 2016 ore 8:18, Micaela Del Monte
Il modo in cui gli italiani approcciano alla medicina e in particolare alle malattie che purtroppo spesso colpiscono il nostro organismo è sempre piuttosto blando e insoddisfacente e questo molto spesso porta all'aggravarsi di queste patologie che non vengono riconosciute e curate in un tempo più breve.  Ma questa non è una colpa solo nostra, infatti molto spesso in tutto il mondo l'affidarsi alle ricerche sul web e l'ignorare alcuni sintomi fa si che in molti non conoscano realmente cosa stia accadendo al proprio organismo.

Ad esempio secondo una ricerca americana, del Ronald Reagan UCLA Medical Center di Los Angeles, molte persone giovani (sotto i 45 anni) in caso di ictus rischiano di dare poco peso ai primi sintomi e di rinviare la richiesta di soccorso a quando la situazione è più grave. Infatti le tre ore che seguono i primissimi sintomi dell’ictus sono cruciali: arrivare prima possibile, o comunque entro questo lasso di tempo, in ospedale per ricevere le prime cure significa poter ridurre al minimo i danni o addirittura tornare alla condizione normale pre-ictus. 
Ictus, sintomi sottovalutati da un terzo dei più giovani
"Il trattamento immediato è decisivo nel caso dell’ictus, più che per ogni altra patologia –
ha spiegato David Liebeskind, neurologo all’UCLA Medical Center -. C’è una piccola finestra di tempo nella quale è possibile iniziare il trattamento perché il cervello è molto sensibile alla carenza di flusso sanguigno o a un’emorragia, e più i minuti passano più le conseguenze dell’ictus sono devastanti".
I ricercatori hanno chiesto a più di cento persone cosa avrebbero fatto nelle tre ore successive all’inizio di sintomi come debolezza, intorpidimento, difficoltà a parlare o problemi alla vista, tutti tipici dell’ictus. Nei partecipanti under 45 solo uno su tre ha risposto che nel caso si sarebbe precipitato al più vicino ospedale. Il 73% ha invece risposto che avrebbe aspettato per vedere se i sintomi se ne fossero andati da sé. "Questo è un grosso problema – ha aggiunto Liebeskind -. Dobbiamo insegnare ai giovani quali sono i sintomi dell’ictus e convincerli che i soccorsi sono estremamente urgenti, perché purtroppo i numeri del fenomeno sono in crescita".

Dalla metà degli anni Novanta a oggi, il numero di persone tra i 18 e i 45 anni dimesse dagli ospedali americani dopo un ictus è cresciuto del 53%. È stato calcolato che negli Stati Uniti ogni 40 secondi avviene un ictus, per un totale di circa 800mila casi all’anno. L’ictus più diffuso (circa 85% dei casi) è quello ischemico, in cui alcune arterie del cervello si occludono, non facendo passare sufficiente ossigeno. L’ictus ischemico può capitare a chiunque, a qualunque età, e risulta associato ad alta pressione, diabete, abitudine al fumo e obesità. "La buona notizie è che ci sono delle cose che possiamo fare per abbassare il rischio di ictus", ha spiegato Liebeskind. Per esempio, seguire una dieta sana e svolgere regolarmente esercizio fisico, non fumare e limitare il consumo di alcolici. Ma è altrettanto importante saper riconoscere i primi sintomi dell’ictus, per ricevere quanto prima le cure necessarie.
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