Ddl Boschi, Renzi "lascia la politica" se perde referendum. Ma decide Mattarella

13 gennaio 2016 ore 10:34, Americo Mascarucci
Ddl Boschi, Renzi 'lascia la politica' se perde referendum. Ma decide Mattarella
Lo va dicendo da settimane e lo sta ripetendo in ogni occasione utile.
Il Premier Matteo Renzi è deciso a trasformare il referendum confermativo sulle riforme costituzionali già programmato per ottobre in una sorta di "fiducia" del popolo italiano nell'azione sua e del Governo, al punto da ribadire che in caso di sconfitta si dimetterà per restituire la parola ai cittadini. 
"Se perdo il referendum sulle riforme costituzionali smetto di far politica" ha detto Renzi intervistato da Repubblica Tv dopo che la Camera ha dato il via libera al Disegno di Legge Boschi che ha riformato il Senato e con esso l'intero impianto costituzionale per poi aggiungere: - "Ad aprile dopo il secondo passaggio parlamentare, partiremo subito con la campagna referendaria. Insisto su questa questione non perché voglio trasformare il referendum in plebiscito, come ha detto qualcuno. Ma perché intendo assumermi precise responsabilità".

Eh sì, perché secondo molti quella di Renzi vuole essere una "prova di forza" in piena regola e come tale l'hanno interpretata gli avversari, la Lega di Salvini su tutti, pronta a mobilitare gli elettori per bocciare la riforma e quindi mandare a casa Premier e Governo. Tuttavia resta un dettaglio non proprio indifferente. Perché, se è vero che la riforma ridisegna la Costituzione superando il bicameralismo perfetto, lo scioglimento delle camere e quindi l'indizione di nuove elezioni spetta al Presidente della Repubblica. Renzi può pure dimettersi nel caso in cui dovesse perdere il referendum, ma poi Mattarella non è detto che, automaticamente, restituirebbe la parola alle urne. Renzi ne è consapevole e difatti cerca di evitare possibili scontri o conflitti di competenze con il Colle.
"Premesso che decide il presidente della Repubblica - precisa ancora il Premier - l'intenzione del Governo è arrivare a fine legislatura perché l'idea che si rispettino le scadenze naturali è un principio di buon senso. Sia chiaro - precisa - è tutto legittimo, anche andare a votare domani mattina. E noi non abbiamo paura delle elezioni. Ma per me nel 2017 si fa il congresso del partito. E poi nel 2018 si vota".
Intanto la riforma costituzionale dovrà tornare al Senato e poi nuovamente alla Camera per la doppia lettura come previsto dalla Costituzione. C'è da star certi che gran parte del 2016 sarà impostato su una sorta di campagna referendaria permanente da una parte come dall'altra con il Premier che, in caso di vittoria, non avrebbe davvero più alcun ostacolo per portare a termine la legislatura. 
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