Dal fiuto per le malattie all'empatia, la scienza scopre le nuove "qualità" dei cani

13 gennaio 2016 ore 10:51, Andrea Barcariol
Da vocabolario l'empatia è "la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d'animo o nella situazione di un'altra persona, con nessuna o scarsa partecipazione emotiva". La provano anche i cani, ora c'è la prova scientifica. A dimostrarlo è una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa pubblicata sulla 'Royal Society Open Science'. Anche i cani, proprio come noi, sperimentano una reazione involontaria e automatica, nonché rapidissima (richiede meno di un secondo) di 'contagio emotivo' alla mimica facciale dei propri simili, tanto più se hanno di fronte un 'amico'. Lo studio si basa sull’analisi del comportamento dei cani durante il gioco, prendendo in considerazione sia la mimica facciale sia quella corporea . "La risposta involontaria del cane alla gestualità facciale e corporea di un proprio simile esiste ed è rapida quanto quella umana – sottolinea Elisabetta Palagi, una delle ricercatrici – ma non solo: le sessioni di gioco in cui la mimica facciale e corporea erano più frequenti erano anche quelle di maggior durata e se a giocare erano cani 'amici' la mimica facciale era ancora più marcata".
I dati per lo studio sono stati raccolti nell’agosto del 2012 nel giardino pubblico “Vincenzo Florio Junior” del Parco della Favorita a Palermo. Con il permesso dei proprietari, i ricercatori hanno filmato 49 cani domestici di razza e non, 26 femmine e 23 maschi dai 3 ai 72 mesi di età. Le riprese si sono svolte dalle sei alle nove di sera per un totale di 50 ore di video. Dopo un raffinato lavoro di video-analisi, i ricercatori hanno finalmente avuto modo di verificare la loro ipotesi.

Dal fiuto per le malattie all'empatia, la scienza scopre le nuove 'qualità' dei cani
Non si tratta del primo studio condotto sui migliori amici dell'uomo, ricercatori americano hanno dimostrato che i proprietari  sono in grado di identificare con precisione le loro emozioni semplicemente osservando i loro cambiamenti di espressione facciale, mentre attualmente è in corso una sperimentazione  avviata dal dottor Gianluigi Traversa su due femmine di pastore tedesco per scoprire il cancro alla prostata. Il metodo? Segnalare, attraverso il loro olfatto, le urine di pazienti affetti da cancro prostatico. Una tecnica che, numeri alla mano, sembra stia dando risultati positivi con il 97% dei casi scoperti dai due cani, con una percezione della malattia fino a 5 volte più efficace del test del Psa. «Il tumore prostatico ha un odore particolare e ora il prossimo passo sarà quello di capire quali sono le molecole e cosa annusa il cane», sottolinea Traversa. Lo studio ha avuto sviluppi in tutto il mondo: «Stiamo collaborando con Stati Uniti, Giappone, Olanda e Inghilterra per allargare questa esperienza: vogliamo capire che cosa annusi il cane, in modo da riprodurre uno strumento in grado di affiancarlo per capire quale tipo di metabolismo neoplastico cellulare che determina l’odore particolare».



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