Il piccolo Joel è morto, ma al suo cancro i genitori dedicano il videogioco That Dragon

13 gennaio 2016 ore 11:18, Americo Mascarucci
Accettare la morte di un figlio in tenera età per giunta “ucciso” da una rara quanto micidiale forma di cancro, è davvero difficile per dei genitori che hanno visto quel bambino soffrire giorno dopo giorno in una lotta per la sopravvivenza purtroppo vinta dalla malattia.  
Non è stato facile per i genitori del piccolo Joel Green, deceduto a cinque anni in Colorado il 13 marzo del 2014 a seguito di una rara forma di cancro contratta ad appena 12 mesi, accettare quella breve esistenza venuta al mondo per pochi anni soltanto per conoscere il dolore e la sofferenza. Eppure quei genitori hanno scelto di onorare la memoria del loro bambino in un modo davvero originale e sotto certi versi inaspettato. 
Il loro dolore hanno cercato di superarlo ricordando la battaglia di Joel contro il tumore attraverso la creazione di un videogioco dal titolo That Dragon, Cancer. Dal 12 gennaio questo videogame prodotto dalla Razer è disponible per Pc, mac e Ouya grazie al contributo di oltre 200 finanziatori che hanno deciso di sostenere l’impresa della famiglia Green apprezzandone scopi e obiettivi. 
Scopi e obiettivi esclusivamente benefici visto che il ricavato sarà devoluto in beneficenza. Un videogioco come detto particolare ed originale. In pratica il gioco consiste nell’accompagnare il piccolo Joel in una sorta di viaggio contro la malattia con un finale purtroppo già scritto e impossibile da modificare. In The Dragon, Cancer c’è un nemico da battere, in questo caso il tumore che diversamente dai tradizionali mostri protagonisti dei videogame classici è invisibile e quindi impossibile da intercettare e colpire. Non si può sconfiggere questo male, come purtroppo non è riuscito a sconfiggerlo il piccolo Joel. Il senso di questo videogame è comprendere la malattia e soprattutto immedesimarsi nel bambino che ne è colpito, che soffre e che tenta inutilmente di sfuggire dalle grinfie del male per restare in vita. 
L’unica possibilità che è offerta agli utenti nell’ambito di un gioco dal finale già scritto è quella di scegliere fra varie opzioni che consentono di entrare nel gioco e vivere le vicissitudini del piccolo attraverso percorsi diversi. L’impatto è devastante perché chi entra nel videogame si trova davanti il dramma vissuto dai genitori del piccolo, cinque anni di inutili e devastanti terapie, sofferenze immani che hanno spinto tanti a fuggire da quella realtà. 

Eh sì, perché per la prima volta dall’altra parte non ci sono i mostri virtuali ma un mostro invisibile, senza volto, ma molto più cattivo e per certi versi orribile degli orrendi personaggi riprodotti dalla tecnologia. "Adesso che è finita, che il videogioco è pubblico, proviamo una specie di dolce nostalgia – hanno commentato i genitori del piccolo - Quando giochiamo pensiamo a Joel, a quanto l’amore per lui abbia cambiato la nostra vita. Ma serve anche a ricordarci le perdite e difficoltà che ci sono nel mondo: ognuno di noi ha un dragone da combattere. Il nostro dragone, il cancro di nostro figlio, ci ha dato la voglia di ascoltare le storie degli altri e la compassione per le loro battaglie".
Per la prima volta dunque un videogame tristemente reale e anche per questo tragico nella sua sconvolgente incapacità di vincere la sfida e cambiare i destini del gioco. 

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