Unioni civili, Mancuso (Equality): “Con Galantino Cei dice sì. Una ‘rivoluzione’ rispetto a Wojtyla e Ratzinger"

13 gennaio 2016 ore 12:23, Lucia Bigozzi
“Con Galantino la Cei per la prima volta nella storia dice sì alle unioni civili, una ‘rivoluzione copernicana’ rispetto ai pontificati di Wojtyla e Ratzinger”. Così Aurelio Mancuso, presidente di Equality passa ai raggi X l’intervista del numero 2 della Conferenza dei vescovi italiana nella conversazione con Intelligonews. E sullo spinoso capitolo delle adozioni, le considera un “punto dirimente” e spiega perché. 

Monsignor Galantino considera giusto dare risposte sul tema delle unioni civili ma le adozioni devono restare fuori. Come commenta? 

«L’affermazione di monsignor Galantino è molto importante per due ragioni. La Cei per la prima volta nella storia, dice sì alle unioni civili e questo rappresenta una ‘rivoluzione copernicana’ rispetto ai pontificati di Wojtyla e Ratzinger e da questo punto di vista bisogna cogliere l’aspetto positivo. La seconda ragione, è che quella di monsignor Galantino è un’opinione autorevole completamente differente da ciò che le associazioni cattoliche conservatrici stanno organizzando per il 30 gennaio: un ulteriore Family Day dove i contenuti sono quelli di una netta opposizione a qualsiasi riconoscimento delle famiglie omosessuali». 

Tuttavia anche monsignor Galantino chiude alle adozioni da parte di persone dello stesso sesso. Per voi questo è un punto dirimente oppure intanto vanno bene solo le unioni civili?

«No, il punto è dirimente. Anzitutto perché continua a esserci una confusione di fondo: le stepchild adoption non sono adozioni, bensì una tutela per i bambini perché responsabilizzano il genitore naturale che si assume l’onere di essere genitore a tutti gli effetti e quindi di tutelare il bambino nel caso in cui venga a mancare l’altro genitore oppure di fronte ad altri problemi. Le stepchild adoption non sono adozioni piene perché ad esempio, non entra in gioco la parentela del genitore non biologico. Questa è già una mediazione rispetto alla condizione che i bimbi oggi vivono»

Ma da cattolico come valuta la posizione della Chiesa?

«Lo dico da cattolico: dopo l’approvazione delle unioni civili a me piacerebbe discutere in un confronto pubblico con la Cei di un dato: in Italia c’è una legge sulle adozioni che non funziona. Ci sono 35mila bambini in istituti o case famiglia e una famiglia su dieci ogni anno riesce ad adottare un bambino. La domanda per la Cei è: invece di discutere in modo ideologico di adozioni, perché non facciamo un ragionamento complessivo sul tema? E qui la domanda è sempre la stessa: è meglio che i bambini restino negli istituti o abbiano una figura genitoriale dedicata? E’ una discussione importante perché attiene al bene del bambino, non al diritto di essere genitore»

In un altro passaggio dell’intervista al Corsera, Galantino afferma: “Non mi stancherò mai di invocare un passo indietro da parte di chi conosce solo metodi ideologici di accostarsi alla realtà”. Si sente chiamato in causa? 

«No. Penso che monsignor Galantino si rivolga a chi in questi anni ha prodotto una battaglia ideologica, una crociata purtroppo con tratti religiosi che non c’entrano nulla con la fede. A me non piacciono i fronti estremi contrapposti quando si tratta di diritti e doveri delle persone. Galantino deve però sapere, che la forte discussione sul tema in questi anni, ha contribuito anche a cambiare l’opinione della Cei».  

Sul Family Day, Galantino lascia ai vescovi libertà di coscienza e in quanto esponente Cei non stigmatizza ma neanche promuove la manifestazione del 30 gennaio. E’ una posizione giusta? E’ una mano alla politica?

«Ciascuno deve essere libero di esprimere la propria opinione in qualsiasi sede o forma. Io difenderò sempre il diritto di manifestare, anche delle associazioni cattoliche conservatrici. Sarebbe un gran bene che la Cei non partecipasse a questa discussione perché si costringe i cattolici a un atteggiamento molto sofferente, dal momento che gran parte di loro non ama le contrapposizioni tra mondi e come dicono le rilevazioni è favorevole alle unioni civili. E allora mi piacerebbe che la Cei facesse un discorso di verità rispetto ai passati Family Day: quante risorse dell’8 per mille sono andate all’organizzazione del Family Day del 2007? Lo scontro non è un atteggiamento cristiano perché difende posizioni di potere e non apre alla società, come invece ha indicato il Concilio Vaticano II. Le gerarchie della Chiesa dovrebbero interrogarsi su un punto di fondo: è un bene che due persone dello stesso sesso abbiano diritti e doveri perché scelgono di responsabilizzare il proprio amore?». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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