Storia gay di Vigas al cinema con "Ti guardo": 'Non siamo noi a scegliere le nostre ossessioni'

13 gennaio 2016 ore 12:59, Micaela Del Monte
Uscirà nelle sale italiane con 50 copie il prossimo 21 gennaio "Ti guardo", il film di Lorenzo Vigas Leone d'Oro allo scorso Festival di Venezia. Sarà il primo Paese in cui uscirà la pellicola, prima ancora anche del Venezuela (dove arriverà ad aprile), luogo di appartenenza del regista e location del film. “Non siamo noi a scegliere le nostre ossessioni, sono loro a scegliere noi”. E' con queste parole, citando John Irving, che il regista ha voluto presentare in Italia la sua opera prima Desde allá (letteralmente, “Da lontano”), il primo titolo sudamericano a vincere il Leone d’Oro al Festival di Venezia 

Storia gay di Vigas al cinema con 'Ti guardo': 'Non siamo noi a scegliere le nostre ossessioni'
"Ti guardo" affronta un tema delicato come quello dell'omosessualità e di come viene vissuta a Caracas, una città caotica, in cui il crollo dell'economia ha accentuato le differenze sociali e la distanza tra quartieri borghesi e desolate periferie, favorendo ovunque la crescita della microcriminalità. Vigas ci trascina e ci coinvolge nei contrasti e nelle contraddizioni di Caracas dove convivono uomini benestanti e ragazzi cresciuti dalla strada. Lì vive Elder (l’esordiente Luis Silva), che passa il suo tempo fra i rottami di un’officina e furti di ogni genere fino all’incontro con Armando (Alfredo Castro, già interprete simbolo del regista Pablo Larraín e di È stato il figlio di Daniele Ciprì), un uomo che vive la sua sessualità da lontano, esattamente come suggerisce il titolo del film, un predatore sessuale di mezza età disposto a ricoprire di denaro tutti quei ragazzi che devono solo mostrargli la schiena e nient’altro, visto che non riesce a toccare e farsi toccare da nessuno. 

"È il secondo titolo di una trilogia dedicata al rapporto genitori-figli, in particolare all'assenza del padre", ha detto il regista a Roma per l'uscita italiana del film. "Il tema è lo stesso del mio primo lavoro, un corto dal titolo "Elephants never forget", presentato a Cannes, molto conosciuto nei paesi sudamericani. Ora sto preparando la terza storia sullo stesso tema, si chiama "The box" e comincerò a girare a settembre". 

Vigas ci parla quindi di omosessualità in quel mondo in cui non viene accettata ma solo disprezzata, combattuta, malmenata e vissuta in modo traumatico, regalandoci così un film coraggioso che sdogana alcune tematiche difficili per il luogo che racconta, dimostrando che l’amore può esserci sempre, al di là dei pregiudizi e delle difficoltà. “Quando uscirà in Venezuela, sono sicuro che farà discutere, susciterà reazioni contrastanti e polemiche, perché la società è omofobica e a Caracas, come nell’intero Paese, due persone dello stesso sesso non hanno diritto di amarsi, almeno pubblicamente. In molte famiglie, soprattutto in quelle più povere, l’essere gay è vissuto come una vera e propria disgrazia, tanto che le madri preferiscono un figlio delinquente, che spacci o che rubi piuttosto che omosessuale”. Non ha dubbi il regista quarantaquattrenne venezuelano di Merida, su quelli che saranno gli effetti del suo primo lungometraggio. “L’intero Paese sta attraversando un momento molto difficile e la crisi economica e sociale ha cambiato molte cose, tanto che l’inflazione più alta del mondo è sfociata in un abisso sociale tra la ricchezza e la povertà”, ha spiegato all’HuffPost. “Il mio film potrà piacere o meno, ma sarà comunque un successo, perché trattando una tematica così forte, non potrà che essere il primo passo verso un cambiamento”, ha aggiunto il regista che è tornato in Italia dopo la vittoria al Festival del Cinema di Venezia, lo scorso settembre.
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