Nuovo Senato, Boschi per un ruolo attivo dei presidenti di Regione. Ma dopo

13 gennaio 2016 ore 16:09, Americo Mascarucci
Una forte presenza dei presidenti delle Regioni italiane nel nuovo Senato è stata auspicata dal Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.
Il nuovo Senato disegnato dalla legge di revisione costituzionale contenuta nel Ddl Boschi approvata dal Senato e dalla Camera dei Deputati e ora pronta a tornare nuovamente all'esame e all'approvazione dei due rami del Parlamento per la doppia lettura, prevede infatti che, quella che fino ad oggi è stata la "camera alta" della Repubblica italiana si trasformi di fatto in una "camera delle regioni". Sarà infatti composta in maggioranza da senatori nominati dai consigli regionali fra i consiglieri che saranno stati eletti con il maggior numero di voti. E chi meglio dei Governatori potrà sedere di diritto nella nuova assemblea di Palazzo Madama se ad ottobre gli italiani con il referendum confermativo daranno il via libera alla riforma e al superamento del bicameralismo perfetto?  
"La scelta di poter prevedere in modo più stringente la presenza dei presidenti delle Regioni nel nuovo Senato - ha spiegato il ministro Boschi - potrà essere affrontata quando ci occuperemo della legge elettorale ma la loro presenza non è esclusa, anzi non può essere che auspicata nelle intenzioni del governo, perché potranno rappresentare un ruolo di coordinamento vero soprattutto a livello politico". 
L'intenzione dunque, nell'ambito della definizione dei criteri che dovranno determinare l'elezione dei nuovi senatori al momento soltanto ipotizzati ma che dovranno poi essere approvati nell'ambito di una nuova legge elettorale, è dunque quella di riconoscere un ruolo attivo dei presidenti di Regione nel nuovo Senato, ridefinendo anche ruoli e funzioni della Conferenza Stato-Regioni. Anche da questo punto di vista il ministro Boschi sembra avere le idee piuttoste chiare:
"Il superamento della Conferenza Stato-Regioni - ha aggiunto - è necessitato dalla nuova composizione e dal nuovo ruolo del Senato, che può anche predisporre iniziative legislative. Se poi con la nuova legge elettorale stabiliremo la presenza di tutti i presidenti di Regione in Senato, tutta la fase di consultazione che oggi è attribuita in sede di Conferenza non sarà più così stringente e necessaria. Per gli atti amministrativi, invece, si può immaginare che la Conferenza continui a svolgere la propria funzione e a dare il proprio contributo. Il raccordo tra il nuovo Senato e la Conferenza Stato-Regioni - ha poi spiegato il ministro - sarà definito in seguito e dipenderà anche dai regolamenti del nuovo Senato e della Camera che dovranno essere armonizzati". 
Insomma il dibattito aperto ma per ora la priorità del Governo sembra quella di ottenere l'approvazione definitiva del testo in Parlamento e poi passare le forche caudine del referendum confermativo. Il resto appaiono soltanto dettagli da mettere a punto se la riforma andrà definitivamente in porto.
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